Inserito da Avitto il 19 Dicembre 2014 in News
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semi di chia

I semi di chia sono ricavati da una specie vegetale denominata Salvia hispanica, molto diffusa ed utilizzata in Centro e Sud America, ma ancora scarsamente conosciuta in Europa e in Italia. I semi di chia presentano proprietà nutrizionali degne di essere conosciute. A stupire è soprattutto il loro contenuto di calcio e la presenza particolarmente bilanciata all’interno di essi di acidi grassi essenziali omega3 e omega6.

Siqur

I semi di chia sono stati ammessi sul mercato UE e come ingrediente alimentare nel mese di ottobre 2009.

La chia o salvia hispanica cresce spontaneamente in Messico ed in Bolivia e la raccolta dei suoi semi è spesso riservata a realtà coinvolte nei circuiti del commercio equo e solidale. Le proprietà benefiche dei semi di chia erano già note alle civiltà precolombiane dell’America Centrale e Meridionale. Essi, insieme al mais, ai fagioli e all’amaranto erano alla base dell’alimentazione di popolazioni come quella azteca. L’introduzione in Europa della chia avvenne tramite i conquistadores, ma essa, nonostante potesse crescere facilmente sotto il sole spagnolo, fu presto dimenticata, a favore di altri alimenti scoperti nelle Americhe.

salvia hispanica

Proprietà e benefici

Il contenuto di calcio rende i semi di chia una delle fonti vegetali principali di tale minerale, insieme ai semi di sesamo. I semi di chia presentano un contenuto di calcio pari a 600 milligrammi per ogni porzione da 100 grammi. Esso è considerato di 5 volte superiore a quello del latte. Contengono acidi grassi essenziali omega3 per il 20% del loro peso, una caratteristica che li rende affini ai semi di lino e all’olio di lino, altre importantissime fonti vegetali degli stessi. 100 grammi di semi di chia presentano circa 20 grammi di omega3, una proprietà che li rende la fonte vegetale più ricca di questi acidi grassi essenziali.

Anche il loro apporto di vitamina C, ferro e potassio è sorprendente. Essi presentano un contenuto di vitamina C (5,4 milligrammi ogni 100 grammi) di 7 volte superiore rispetto a quello delle arance, un contenuto di potassio (809,15 milligrammi ogni 100 grammi) doppio rispetto alle banane e una presenza di ferro (9,9 milligrammi ogni 100 grammi) tripla rispetto agli spinaci. Non bisogna inoltre sottovalutare la presenza di altri minerali come il selenio, lo zinco ed il magnesio, oltre che il loro contenuto vitaminico che prevede vitamina A, E e B6 oltre alla già citata vitamina C ed a niacina, riboflavina e tiamina.

I semi di chia sono naturalmente ricchi di aminoacidi necessari per la formazione delle proteine da parte dell’organismo, tra cui possiamo trovare metionina, cisteina e lisina (è esclusa la taurina) e di antiossidanti, presenti all’interno di essi in quantità 4 volte superiore rispetto ai mirtilli.

I semi di chia sono ritenuti in grado di svolgere un’azione di controllo del livello degli zuccheri nel sangue, contribuendo ad arginare l’aumento di peso. Sono inoltre considerati benefici a livello dell’apparato cardiovascolare per quanto riguarda la prevenzione delle malattie ad esso legate. Il loro contenuto di aminoacidi, di vitamine e di sali minerali contribuisce a regalare all’organismo un ottimo livello di energia.

Coloro che soffrono di pressione alta potrebbero trovare giovamento aggiungendo i semi di chia alla loro alimentazione, poiché essi sono considerati in grado di contribuire alla regolazione della pressione sanguigna.

I semi di chia sono adatti a coloro che desiderano perdere peso, poiché sono in grado di fornire nutrienti essenziali ed energia senza che l’organismo richieda di assumere grandi quantità di alimenti in sovrappiù.

Le proprietà dei semi di chia non finiscono qui. La loro assunzione è utile in quei soggetti che necessitano di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo nel sangue, possibilmente giungendo ad un loro abbassamento. Questi semi non contengono assolutamente glutine e la loro assunzione è quindi possibile anche a coloro che soffrono di celiachia o di intolleranza ad esso.

Per quanto riguarda il loro contenuto calorico, i semi di chia apportano 70 calorie ogni 15 grammi di prodotto, quantità corrispondente a circa un cucchiaio di prodotto, che apporta nel contempo circa 3 grammi di proteine e 7 grammi di carboidrati, oltre agli acidi grassi ed ai sali minerali già elencati. I semi di chia non contengono colesterolo né zuccheri semplici.

Come utilizzarli e conservarli

I semi di chia sono molto piccoli, croccanti e dal sapore piuttosto neutro e per nulla sgradevole. Possono essere aggiunti al muesli della colazione o accompagnati a cereali e altri semi, come i semi di zucca o di girasole, per uno snack salutare e nutriente nel corso della giornata. A differenza dei semi di lino, i semi di chia non irrancidiscono e possono essere conservati anche per anni in dispensa all’interno di un contenitore ben chiuso.

I semi di chia possono essere assunti crudi nella dose di uno o due cucchiai al giorno come integratore alimentare naturale, oppure possono essere utilizzati come condimento per numerosi piatti tra cui insalate, pasta, risotti, orzo, miglio, quinoa, legumi ed altri cereali a piacere. Possono inoltre essere utilizzati come ingredienti da aggiungere a frullati di frutta e/o verdura oppure come elemento decorativo, ma nutriente, su crostini e tartine sui quali siano state spalmati paté di olive o salsine preparate con ortaggi freschi come pomodori, carote o peperoni.

E’ ottimo anche l’abbinamento con i sapori dolci; ad esempio i semi di chia possono essere aggiunti a macedonie o essere utilizzati come guarnizione per biscotti plum-cake e torte, preferibilmente a cottura ultimata. I semi di chia possono inoltre essere aggiunti alla frutta cotta – ideale l’abbinamento con mele o pere – oppure nell’ultimazione di zuppe, minestre e vellutate di verdura, ortaggi o funghi.

Esiste un utilizzo dei semi di chia ritenuto particolarmente benefico per la pulizia dell’intestino e per favorire il suo funzionamento. Lasciati in ammollo in acqua a temperatura ambiente, i semi di chia, in grado di assorbire acqua in quantità molto superiore al loro peso, sprigionano un gel benefico che può essere assunto come tale al mattino, preferibilmente a stomaco vuoto. Il gel di semi di chia, così come il gel di semi di lino, ottenuto secondo il medesimo procedimento, può essere utilizzato come sostituto delle uova nella preparazione di torte e biscotti. All’estero vengono inoltre utilizzati per la preparazione di infusi e di cioccolatini dolcificati con la stevia. Infine, possono essere impiegati tra gli ingredienti per la preparazione casalinga del pane integrale.

Dove trovarli

I semi di chia possono essere reperiti nelle erboristerie, nelle botteghe del commercio equo e solidale o nei negozi di prodotti biologici e naturali, presso i quali potrebbe esservi la possibilità di ordinarli.

Altrimenti i semi di chia possono essere acquistati online. Vi sono diversi negozi online che prevedono la vendita di semi di chia, tra questi:

Amazon: Semi di Chia 500gr. € 19,90

Semi di Chia SN-250 Grs.

Biovea.com

Marta Albè

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Inserito da Avitto il 18 Dicembre 2014 in News
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La pillola dei cinque giorni dopo può curare i fibromi

Pillola dei cinque giorni dopo e fibromi. Molte donne, l’80% circa, sono affette da fibromi, questa patologia benigna che, per quanto benigna, spesso costringe alla chirurgia, per i problemi che provoca. Mestruazioni abbondanti, dolori, perdite fra un ciclo e l’altro.

pillola 5 gioni dopo e fibromi

E’ spesso difficile arrivare alla menopausa, momento in cui i disturbi si riducono spontaneamente, senza passare per la sala operatoria.

I farmaci in uso finora sono farmaci che inducono la menopausa farmacologica, e quindi non vanno bene per le donne giovani, farmaci ormonali, con le loro controindicazioni, o antiemorragici, che hanno scarso successo.

Due ricerche recenti, della Cliniques Universitaires Saint-Luc e dell’Università Cattolica di Louvain pubblicate sul “New England Journal of Medicine“, riportano la possibilità di curare i fibromi, aspettando la menopausa, con la sostanza presente nella pillola dei cinque giorni dopo, l’Ulipristal.

Le donne che hanno assunto questo farmaco per 13 settimane, infatti hanno avuto un sanguinamento ridotto e il fibroma si è ridotto di dimensioni. Hanno avuto ovviamente meno vampate delle donne a cui era stato data la sostanza che provoca la menopausa farmacologica, molto efficace ma con effetti collaterali non indifferenti.

Da tempo si cerca di ridurre le asportazioni dell’utero, intervento molto frequente per le donne fra i quaranta e i cinquant’anni.

I medici a volte sbrigativamente, più in passato che adesso, considerano l’utero un organo inutile, dopo gli anni in cui si fanno i figli.

Questo è un errore, l’isterectomia è un intervento chirurgico non privo di rischi, può dare delle sequele, e molte donne che acconsentono a questo tipo di intervento esauste dopo anni di mestruazioni abbondantissime e invalidanti, si ritrovano dopo invece che con lo sperato benessere, con sintomi invalidanti.

E meno male che si è persa l’abitudine di togliere anche le ovaie, pratica comune anche in Italia, fino a non molti anni fa, che procurava una menopausa chirurgica immediata e devastante, alla quale spesso seguiva, comprensibilmente, una depressione.

Necessitano certo ulteriori studi per capire se questa molecola possa essere veramente utilizzata con questo fine, speriamo, come afferma Elizabeth Stewart, della Mayo Clinic, che funzioni davvero.

Lisa Canitano

IN ARGOMENTO:

Fibroma all’utero

5 febbraio 2012

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Inserito da Avitto il 14 Dicembre 2014 in News
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E’ stato scientificamente dimostrato che i pistacchi combattono il diabete riducendolo drasticamente meglio di ogni cura,ma tutti tacciono,costano poco…

Pistacchi contro diabete di tipo 2: arrivano nuove conferme dall’EuropeanCongress on Obesity che si è tenuto a Sofia, in Bulgaria, dal 28 al 31 Maggio. Una ricerca presentata nel corso del convegno e promossa da American Pistachio Growers, l’associazione ch rappresenta i coltivatori di pistacchio USA, suggerisce che il consumo di pistacchi potrebbe migliorare la resistenza all’insulina e quindi proteggere contro il diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Mònica Bulló , Human Nutrition Unit, Faculty of Medicine and Health Sciences, Pere Virgili Institute for Investigating Health, Rovira i Virgili University, Reus, Spain, e dai suoi colleghi.

“Questa ricerca costituisce un’ulteriore e utile indicazione di come i pistacchi possano inserirsi vantaggiosamente nell’alimentazione quotidiana.” – afferma il professor Giorgio Donegani, presidente della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare – “Non soltanto per i conosciuti effetti antiossidanti e protettivi verso le malattie cardiocircolatorie, ma anche per la prevenzione di una patologia in preoccupante crescita come il diabete, spesso associata a uno stile di vita poco sano, sia per quanto riguarda l’alimentazione sia per ciò che concerne la scarsa attività fisica.”

combattono il diabeteIl consumo di frutta secca a guscio avrebbe così un effetto benefico su patologie come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. La frutta secca a guscio è infatti ricca di acidi grassi insaturi che sono stati associati a un minor rischio di malattie croniche, come i disturbi cardiovascolari. Inoltre, contiene altri composti bioattivi con proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti che sono benefici per la salute. Alcune evidenze ad oggi suggeriscono che il consumo di pistacchi può migliorare il metabolismo del glucosio, ma non ci sono studi che al momento valutino l’effetto della frutta secca a guscio sulla progressione del prediabete, uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di diabete vero e proprio. In questo studio, i ricercatori avevano lo scopo di valutare l’effetto del consumo frequente di pistacchi sul metabolismo del glucosio e la resistenza all’insulina nei soggetti pre-diabetici. Afferma la dott.ssa Bullò : “La nostra ricerca suggerisce che il consumo regolare di pistacchi ha un effetto importante nel ridurre l’insulina e il glucosio, e potrebbe anche aiutare a contrastare alcune conseguenze metaboliche negative del pre-diabete“. Lo studio 54 persone sono state destinate a seguire per 4 mesi una dieta di controllo (CD) o una dieta ricca di pistacchi (PD, con 57g di pistacchi al giorno). Lo studio ha previsto 4 mesi di intervento per ciascuna dieta, con un periodo di riposo di due settimane: i partecipanti sono stati sottoposti a una delle due diete CD o PD per quattro mesi, con una pausa di due settimane, per poi sperimentare l’altra nei 4 mesi successivi. Le diete sono state adeguate per calorie e non differivano nella quantità di acidi grassi saturi e colesterolo. All’inizio e mensilmente, sono stati valutati parametri come le misure corporee, la pressione arteriosa, le abitudini alimentari e l’attività fisica. I campioni di sangue sono stati raccolti prima, all’inizio e alla fine di ogni periodo di intervento. I ricercatori hanno scoperto che non si sono verificate variazioni statisticamente significative nel BMI (indice di massa corporea) tra i periodi di osservazione. Il livello di glucosio a digiuno, l’insulina e i marcatori di insulino resistenza sono diminuiti significativamente dopo la dieta con pistacchio rispetto alla dieta di controllo. Rispetto ai partecipanti al gruppo CD , quelli del gruppo PD hanno mostrato una non statisticamente significativa diminuzione dei valori dell’emoglobina glicosilata (HbA1c), e una più alta ma non significativa riduzione nei livelli di colesterolo cattivo LDL , che è diventata però significativa quando alcuni partecipanti sono stati esclusi dalle analisi (5 partecipanti hanno abbandonato lo studio per motivi personali). Altri marker di rischio metabolico come fibrinogeno, GLP – 1, LDL ossidato e fattore piastrinico hanno mostrato tutti una riduzione statisticamente significativa dopo la dieta con pistacchio rispetto alla dieta controllo. Gli autori concludono: “Il consumo regolare di pistacchi potrebbe diminuire la resistenza all’insulina suggerendo un potenziale ruolo protettivo del pistacchio contro lo sviluppo del diabete di tipo 2 .”

Fonte : http://www.affaritaliani.it/medicina/pistacchi-aiutano-combattere-diabete060614_pg_2.html

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Inserito da Avitto il 1 Dicembre 2014 in News
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Accentramento analitico: laboratori in rivolta

di Antonio Ribezzo (Segretario Nazionale Chimici-Clinici Analisti-SIChiLP e Consigliere Nazionale dei Chimici)

laboratori in rivolta

In alcune regioni, tra cui il Lazio, sono state notificate agli interessati via pec informative sull’accentramento dei laboratori di analisi chimico-cliniche. Tali laboratori saranno ridotti a semplici punti prelievo se non raggiungono le 200 mila analisi/anno. Ciò è oltre che assurdo anche inopportuno e contrario alla concorrenza e diritto dei professionisti chimici, biologi e medici. Valga per tutti l’esempio della Regione Lazio dove su circa 400 laboratori solo 3 (tutti a Roma) raggiungono tale soglia mentre non v’è né nessuno nelle rimanenti provincie. La situazione è insostenibile anche perché porterà alla eliminazione dal territorio del rapporto diretto medico/paziente, oltre che a rendere ancora di più l’Italia priva di quelle analisi essenziali ed immediate effettuate per il bene del’utente. Ma viepiù. Non ci sarebbe alcun risparmio per la regione, posto che il budget di coloro che non raggiungano tale soglia, andrebbe assegnato ad altri. E poiché le prestazioni sono pagate a tariffa, o un laboratorio segue 200000 analisi o 10 laboratori ne eseguono 20000 a testa, il costo finale è lo stesso. Ci sarebbe invece un enorme aumento della disoccupazione ove si rendesse operativa quanto proposto dalla Regione Lazio. V’è poi da considerare il grave attacco ai professionisti coinvolti (chimici,medici biologi,tecnici) che effettuano un’attività altamente specialistica ed apprezzata dai pazienti per rapidità e qualità nell’esecuzione: come si darebbero i risultati in mattinata se diventiamo centri prelievi e dobbiamo aspettare che ci arrivino i risultati da Roma ecc. ? Non solo, si creerebbe un enorme conflitto anche alla luce delle spese di centinaia di migliaia di euro richiesti ai laboratori per adeguarsi ed essere definitivamente accreditati. La tal cosa è avvenuta appena un anno e mezzo fa. Infatti, ove si rendesse operativo l’accentramento analitico, la Regione si renderebbe responsabile dei danni che deriveranno ai laboratori di analisi che in ossequio alle leggi regionali vigenti hanno svolto la maggior parte delle analisi nei loro laboratori e che ora si vedono privati del diritto all’esercizio d’impresa, del diritto al lavoro personale e dei propri dipendenti e collaboratori. Questo progetto ha provocato il crollo del valore dei laboratori, e lo “shopping” sul mercato a prezzi di saldo da parte di grossi gruppi stranieri tedeschi, austriaci e francesi, dando vita a posizioni di oligopolio che finiranno poi per risolversi in un boomerang per le stesse amministrazioni regionali. Tutto ciò avviene senza alcuna valida ragione: non vi sono risparmi economici, né aumento della qualità delle prestazioni. Si genera solo disoccupazione soprattutto intellettuale di figure professionali abilitate da decenni ad effettuare la diagnostica analitica (con laurea e specializzazione) quali chimici, medici, biologi, tecnici di laboratorio, periti chimici ecc. In sintesi, si tratta di circa 2.000 nuovi disoccupati nel solo Lazio ma anche nell’indotto (il problema interessa tante altre Regioni con un coinvolgimento di almeno 70 mila persone) . Oltre alla soppressione del diritto al lavoro riservato a queste figure si avrebbe una diretta e conseguente ripercussione anche sull’occupazione nelle scuole o nelle università abilitate al rilascio di tali diplomi o lauree professionali. L’attuale Presidente della Regione Lazio purtroppo pare irremovibile nel suo intento, avendo di recente affermato in una Conferenza con le PMI che non si sposterà neanche di un millimetro. La logica sembra però essere quella seguita dalle banche ed altri gruppi economici . C’è pero una grande differenza: ben venga l’associazionismo ed il miglioramento della qualità ma ciò deve essere su base volontaria. Non si è mai visto che si venga obbligati ad avere 10 volte di più di clienti pena la soppressione del proprio lavoro. E poi, relegare i laboratori ad effettuare soli i prelievi per far eseguire le analisi ad altri non significa fare il bene del paziente. Significa sottrarre al professionista del laboratorio la sua attività propria, caricarlo di responsabilità di refertare ciò che altri fanno con tutti i rischi di errori , di ritardo nelle risposte e danno per il paziente. Il “non risparmio” derivante dalla chiusura dei laboratori di analisi al di sotto delle 200.000 prestazioni non farà altro che aumentare le liste di attesa nel pubblico sulle quali verrebbero “convertiti” i budget sottratti ai privati accreditati e quindi con una sola apparente diminuzione di spesa e maggiori usciteI soliti giochi di prestigio nei bilanci regionali. È ora di invertire la rotta di pensiero nei confronti della PMI. Piccola e media impresa vuol dire risparmio, qualità, occupazione e sostegno al PIL. Non si possono avere tutele nel lavoro in imprese precarie e sempre sull’orlo della chiusura per iniqui e biechi provvedimenti da parte della politica del momento. Al di là dei ricorsi al Tar e ad altra magistratura, al Presidente Renzi abbiamo fatto presente che il suo “job act” è il benvenuto se provvede ad aumentare occupazione ma dando prima sostegno a chi deve dare l’occupazione stessa, a chi già la dà e che viene invece eliminato dal mercato delle imprese con un provvedimento iniquo e privo di logica. Auspichiamo che il Presidente Renzi intervenga affinché ci sia un ripensamento del provvedimento poiché non possiamo permetter che professionisti, collaboratori (trattandosi di un settore specializzato non riconvertibile) restino disoccupati e che i cittadini perdano la loro struttura di riferimento sul territorio.

Data: Lunedi 01 Dicembre 2014



Inserito da Avitto il 26 Novembre 2014 in News
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EMOGLOBINA GLICATA (HbA1c): OGNI QUANTO CONTROLLARLA? Uno studio inglese appena pubblicato su Diabetes Care raccomanda di ripetere il test per l’HbA1c ogni 2, 6 o 12 mesi a seconda del livello di controllo del diabete. Per esempio, nelle persone con diabete stabile si consigliano intervalli di 6-12 mesi, che vanno ridotti se la cura stenta a controllare la malattia. Diradare i controlli peggiora il compenso metabolico. Che cos’è l’emoglobina glicata? www.diabete.com/…/convivereDiabete/specEmoglobina/index.html

Fonte della notizia
Driskell OJ et al – Reduced testing frequency for glycated hemoglobin, HbA1c, is associated with deteriorating diabetes control. Diabetes Care 2014 Oct;37(10):2731-7
‪#‎diabete‬ ‪#‎emoglobinaglicata‬ ‪#‎HbA1c‬ ‪#‎controllodiabete‬‪#‎monitoraggiodiabete‬ ‪#‎compensometabolico‬ ‪#‎diabetestabile‬‪#‎diabeteinstabile‬ ‪#‎diabetescare‬

Maggiore è la percentuale di emoglobina modificata (per questo detta glicata o glicosilata), più frequenti e gravi sono gli episodi di iperglicemia avvenuti nelle settimane precedenti al test
DIABETE.COM


Inserito da Avitto il 14 Novembre 2014 in News
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SPECIALE: Come Prevenire un Arresto Cardiaco

Questo report e’ stato creato da Decreto Sanita’ per informarti sui rischi dovuti all’arresto cardiaco
<!––>

Lo chiamano improvviso, ma l’arresto cardiaco non è così imponderabile, nel senso che la metà di coloro che ne sono interessati ha veri e propri sintomi premonitori già a partire da un mese prima che l’evento si verifichi. Da mancanza di fiato a dolore toracico, da vertigini a svenimenti e palpitazioni.

Lo dimostra uno studio presentato al meeting della American Heart Association da Eloi Marijon del Cedars-Sinai Institute di Los Angeles. La ricerca è parte del progetto:” Oregon Sudden Unexpected Death Study”, della durata di 11 anni e che ha coinvolto complessivamente un milione di individui di sesso maschile.

L’Arresto cardiaco è un evento che si verifica quando il cuore si ferma, all’improvviso, appunto, per un “guasto” al suo sistema elettrico. Gli esperti hanno riscontrato che oltre la metà (53%) di coloro che, tra i partecipanti, erano sopravvissuti ad un arresto cardiaco improvviso, aveva avuto nelle 4 settimane precedenti diversi sintomi: Il 56% dolore toracico, il 13% mancanza di fiato, il 4% vertigini, svenimenti e palpitazioni. Quasi l’80% dei sintomi premonitori si erano presentati tra quattro settimane e un’ora prima dell’evento.


Testimonianze

Yanlue Wang 44 anni

Da subito aveva espresso il desiderio di incontrare i suoi soccorritori. Il signor Wang di 44 anni e suo figlio hanno infatti abbracciato Sirrao, Di Carlo e Marino ed ha consegnato loro una medaglia ricordo. Un momento di grande commozione coronato da un applauso scrosciante. E’ la prova provata di cosa possa voler dire avere un centro cardio protetto.

Pietro P. 64 anni

“Sebbene l’ambulanza sia intervenuta presto sul posto – racconta la figlia dell’uomo Laura.P.: se mio padre è salvo e può raccontare l’accaduto è in gran parte grazie a Carlo Alberto e soprattutto Pierfrancesco P. Hanno evitato a mio padre una morte certa o comunque un’invalidità permanente. Sulla base di quanto accaduto è doveroso sensibilizzare le persone sull’importanza della presenza del defibrillatore sul nostro territorio, assieme a persone con un’idonea preparazione al suo utilizzo”.

G. B. 38 anni

“Quando sono caduto in terra la mia amica, un’infermiera, ha subito capito il dramma. Mentre aspettavano l’ambulanza hanno continuato a massaggiarmi il cuore, poi è arrivatoil defibrillatore e i volontari laici. Dopo 5 scariche lo hanno fatto ripartire. Tutto quello che ricordo è di essermi svegliato in ambulanza quasi all’ospedale di Piacenza. Giunti al pronto soccorso ho riconosciuto una persona del mio Paese, poi ho parlato conil medico. La mia memoria è un po’ a frammenti”.

La Soluzione : Un defibrillatore Semiautomatico

Quale scegliere?

Era da qualche tempo che avevamo in preventivo di acquistare uno di quei defibrillatori che tanto stanno sulla bocca di tutti, ci siamo quindi cimentati in un’appassionata ricerca, per valutare quale tra i tanti modelli e marchi potessero fare al caso nostro e dei nostri utenti senza incappare in fregature. Dopo una scrematura iniziale dei siti meno interessanti, siamo arrivati ad un numero ristretto di possibilità, ora era da valutare Prezzo , facilità di utilizzo e prestazioni tra le clausole d’acquisto;

Tuttavia non volevamo arrivare a ritirare il nostro pacco regalo inviatoci da qualche strana azienda che , in caso di necessità non ci avrebbe neppure risposto al telefono. Quindi abbiamo preso in considerazione solo le aziende che non trattassero solo la vendita, ma tutto ciò che ci gira intorno.

In sostanza ad attirare la nostra attenzione c’erano : la Philips con il suo heartsine, la Cardiac science con il Powerheart Aed G3 plus, La Defibtech con il LIFELINE AED, La Samaritan con l’heartsine samaritan e il Rescue Sam della Progetto.

Per ciò che riguardava i prezzi l’oscillazione era di un massimo di 100/150 euro fra loro, andava quindi capito il perché;

Quale fra loro era in grado di fornire le prestazioni migliori?.
QUALCHE DUBBIO IN MENO : CERTIFICAZIONE FDANei giorni in cui ci siamo cimentati con la ricerca, abbiamo visto che molte tra le più o meno quotate marche di defibrillatori abbiano ricevuto richiami o “Recall” dal FDA* Statunitense a causa di malfunzionamenti durante i tentativi di salvataggio e non; tra i marchi citati ne comparivano ben tre di quelli che avevo in precedenza selezionato tra i papabili per il mio acquisto. Ad esser messe in causa le note la Cardiac science, la Samaritan e più recentemente la Philips con lo sconcertante primato di recalling di 700.000 macchine con possibili malfunzionamenti.

*FDA (Food and Drug Administration), Istituto che rilascia sul territorio Statunitense le certificazioni ai prodotti medicali ed effettuarne i controlli specifici in questo campo ed evitare che dette apparecchiature possano creare danni alla salute dei consumatori.

IL RUSH FINALEInsomma ne rimanevano in lista due soltanto, L’Americana Defibtech con il Lifeline AED e la Progetto con Rescue Sam.

Ora il nostro obbiettivo era non solo l’affidabilità del prodotto, quanto l’azienda che avrei trovato alle sue spalle.

  • Lifeline AED: Batteria durata 7 anni, 300 shock, presente e considerato il più performante nella lista FDA, definito come il più resistente ad urti ed intemperie e per questo utilizzato anche in campo militare, autotest giornaliero, settimanale e mensile, peso stimato in 2 kg Importato ufficialmente dalla Sunnext che lo fornisce con 8 anni di garanzia.
  • Rescue Sam: Batteria durata 5 anni, 200 shock, prodotto dalla Progetto, non presente nella lista FDA, autotest giornaliero, 2,2 kg di peso.

LA SCELTAAlla fine abbiamo deciso, a spuntarla è stato il Lifeline AED. Ha dimostrato di esser davvero il più performante ed oltretutto, la Sunnext da azienda seria, ci ha seguito dal principio all’acquisto e nel post vendita per il corso di formazione e la manutenzione; e come se non bastasse con uno sconto che in pochi si sarebbero permessi di fare.

Non rimpiangiamo la nostra scelta, e spero serva da monito per molti altri.

Buon Defibrillatore a tutti.

La Direzione

NOTA DEL REDATTORE: Per un tempo limitato, la Sunnext Distributore Nazionale del Defibrillatore Semiautomatico Lifeline AED ha deciso di offrire una promozione speciale per i nostri lettori.

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Ad oggi Venerdi, 14 Novembre, 2014 abbiamo Defibrillatori in magazzino in pronta consegna, AFFRETTATEVI!!

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Commenti
da Marco: Io ho un caro amico che si è salvato grazie al defibrillatore… A lui è capitato di sentirsi male mentre giocava a pallone. Fortunatamente quel centro sportivo aveva un defibrillatore e l’hanno salvato così. Adesso sta bene.
da Filippo: Un tizio che abitava dalle mie parti non ce l’ha fatta invece.. Non so se il defibrillatore avrebbe potuto salvarlo, ma a giudicare da quello che mi hanno detto pare di si… Ma se è così utile, perché non lo mettono dappertutto??
da Marina: Beh ragazzi, io non so se in tutti i casi il defibrillatore salvi le persone, però una cosa è certa. Una persona in arresto cardiaco è una persona MORTA! , quindi l’intervento del defibrillatore non può che migliorare la situazione… non può certo ucciderla 2 volte!! ;) ;) ;)

da Marco: Beh Marina, non si può certo darti torto.. Infatti è quello che dissero in occasione del salvataggio di questo amico.. Non poteva ucciderlo più di quanto non stesse facendo l’arresto cardiaco.. di fatto l’ha resuscitato!! ;)
da Jessi: C’è anche da dire che non tutti i defibrillatori sono uguali.. Pensate che non molto tempo fa, alcuni tra i più noti marchi di defibrillatori hanno dovuto mandare indietro molte macchine per possibili malfunzionamenti. Tra i tanti il prodotto Philips ha ricevuto un richiamo di 700.000 macchine.

da Marco: Ho sentito di questa notizia.. in realtà me ne parlò un amico quando ero intenzionato a comprarne uno. La FDA; così si chiama. E’ una specie di azienda che effettua controlli su tutto, defibrillatori compresi ..” tipo controllo qualità”.. Ma non era solo la Philips: avevo sentito anche della cardiac science tra quelle famose.
da Jessi: Si esatto;) ;).. Praticamente pare che l’unico defibrillatore su cui non si sia mai potuto dire nulla è il lifeline aed, quello americano.
da Stef8: Insomma non sono tutti la stessa cosa.. Bene a sapersi ragazzi, Almeno, dovesse capitarmi di prenderne uno sceglierò con cura.. Dopotutto serve per salvare vite, con certe cose non si scherza. Ma sto lifeline Americano?? lo vendono anche in Italia??

da Jessi: Si si, Stef8, lo vendono eccome.. E ovviamente parla in Italiano. ;) ;).. Il centro sportivo del mio Paese ne ha uno.. Se vuoi mi informo per vedere dove l’hanno preso.. ;) ;).


Inserito da Avitto il 4 Novembre 2014 in Senza categoria
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Martedì 04 NOVEMBRE 2014

Scienza e Farmaci

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Tumore del seno. Identificato un candidato biomarcatore dell’efficacia del trattamento

Si chiama Taz ed è un’oncoproteina che potrebbe rappresentare un biomarker predittivo dell’efficacia della chemioterapia pre-chirugica. Nelle donne con tumore HER2 positivo, ad alti livelli di TAZ corrisponde una mancata risposta al trattamento. L’obiettivo dei ricercatori è che questa indagine diventi routine clinica, per ottimizzare la scelta della terapia. Lo studio del Regina Elena su Oncotarget

04 NOV – Un’oncoproteina, chiamata Taz, potrebbe essere, nel tumore del seno, un valido candidato come biomarcatore predittivo dell’efficacia della chemioterapia pre-chirurgica. Ade affermarlo, è un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), che ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Oncotarget. In precedenza, il gruppo di ricerca aveva mostrato che questa oncoproteina ha un effetto negativo, dato che difende le cellule tumorali dalla chemioterapia: proprio per questo, un’elevata espressione di TAZ rappresenta un importante fattore prognostico negativo nel carcinoma mammario, secondo gli esperti.

Il team, nello studio odierno, ha preso in considerazione pazienti con tumore al seno HER2-positivo (un tipo di carcinoma mammario, legato alla sovra espressione del fattore HER2 – Human Epidermal Growth Factor Receptor 2). I ricercarori hanno indagato il legame tra la presenza di questa oncoproteina TAZ e il tipo di risposta alla terapia neoadiuvante (pre-operatoria) nelle. I risultati dimostrano che in presenza di livelli elevati di TAZ, si osserva una mancata risposta al trattamento, mentre solo nel caso di una bassa espressione di TAZ si riscontra una buona risposta al trattamento con chemioterapia e trastuzumab.

In base a tale risultato, secondo gli esperti, per la scelta della terapia, un nuovo strumento consiste nel rilevare la presenza o meno del marcatore tumorale TAZ nelle donne con tumore della mammella HER2 positivo, dato che l’attivazione dell’oncoproteina TAZ sta emergendo come un importante segnale molecolare dello sviluppo di cancro della mammella: i ricercatori spiegano come l’obiettivo sia che questa indagine diventi routine clinica, in modo da poter effettuare una terapia preoperatoria solo nelle pazienti che ne possano beneficiare realmente.

“Clinicamente”, spiega il Professor Ruggero De Maria, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, “è fondamentale riuscire a predire una buona risposta al trattamento neoadiuvante che deve essere in grado di far scomparire la lesione tumorale per permettere alla chirurgia di essere più efficace e meno invasiva. Questo lavoro permette di comprendere con una metodologia piuttosto semplice se i tumori della mammella HER2 positivi possano giovarsi della terapia pre-chirurgica standard”

La ricerca IRE è stata finanziata grazie al sostegno di un programma di ricerca AIRC finanziata al Professor De Maria.

Viola Rita

*Vici et al. The Hippo transducer TAZ as a biomarker of pathological complete response in HER2-positive breast cancer patients treated with trastuzumab-based neoadjuvant therapy. Oncotarget (Online ISSN: 1949-2553).

04 novembre 2014


Inserito da Avitto il 2 Novembre 2014 in News
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Quotidiano on line
di informazione sanitaria
02 NOVEMBRE 2014

Scienza e Farmaci

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Mammografia. Bilancio dello screening: ecco le nuove indicazioni OMS

In un nuovo position paper l’OMS analizza il “bilancio tra benefici e danni” dello screening mammografico, sottolineando l’importanza della diagnosi precoce e del controllo. Complessivamente, tale screening riduce del 20% la mortalità associata al cancro della mammella. Ad oggi oltre il 30% dei tumori potrebbe essere prevenuto. Il tumore del seno è uno dei più diffusi e più aggressivi per le donne

01 NOV – Circa il 30% dei tumori potrebbe essere prevenuto; ogni anno, inoltre, si registrano circa 500mila decessi dovuti a tumore del seno, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’OMS ha appena divulgato un position paper che affronta diversi temi (prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e cure palliative) ed analizza il “bilancio tra benefici e danni” dello screening mammografico nelle donne di età superiore ai 40 anni in diverse situazioni, fornendo nuove linee guida di indirizzo per le pazienti con sospetto tumore del seno che vivono in ambienti con risorse ristrette, applicabili all’assistenza primaria. Per rilevare precocemente il cancro, le strategie indicate dall’OMS sono due: la diagnosi precoce e lo screening.
Inoltre, si è appena concluso il Breast Cancer Awareness Month, il mese rosa per la prevenzione contro il tumore al seno, che tradizionalmente ricorre ogni ottobre: una campagna globale che ha come obiettivo quello di aumentare le conoscenze sulla malattia e sensibilizzare l’opinione pubblica allo scopo ultimo di dotarsi di strumenti e strategie più avanzati e consapevoli per combatterla.

Complessivamente, la maggior parte delle donne riceve la diagnosi in uno stadio avanzato e in questo caso i tassi di sopravvivenza a cinque anni sono bassi, tra il 10% e il 40%. In paesi ed ambienti in cui la diagnosi precoce e i trattamenti di base sono accessibili, il tasso di sopravvivenza a cinque anni da tumore del seno localizzato precocemente supera l’80%. La mammografia sembra essere il metodo più efficace per una diagnosi precoce del cancro alla mammella. Nonostante ciò, esiste un dibattito che assume un’entità significativa sull’equilibrio tra benefici e danni dello screening mediante questo strumento, riferiscono gli esperti. Tra i potenziali benefici, la riduzione del tasso di mortalità dovuto alla malattia, mentre tra i potenziali danni, di cui la misura dell’entità è incerta, ci può essere quello della sovra-diagnosi e dei falsi positivi.

Il position paper OMS
In donne di età compresa tra i 40 e i 75 anni, asintomatiche e con rischio medio di sviluppare la malattia, qual è l’equilibrio tra benefici e danni comparato tra le donne a cui viene proposto lo screening mammografico rispetto a quelle a cui non viene proposto? E l’intervallo tra uno screening e l’altro in che modo influenza questo bilancio? A queste domande fornisce risposta il position paper dell’OMS, basato su un ampio database di studi, che si rivolge a politici, pazienti e ad operatori sanitari coinvolti nel processo di decisione dei programmi. Il Global Action Plan for the Prevention and Control of NCDs 2013-2020, piano globale dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, si batte per fornire una guida tecnica ai paesi per l’integrazione, nei sistemi sanitari, di interventi cost-effective. Tra questi, l’identificazione precoce del tumore.
Il tumore del seno può essere individuato precocemente attraverso due strategie: diagnosi precoce e screening, si legge nel position paper. La diagnosi precoce si basa su un’aumentata consapevolezza a livello pubblico e professionale dei sintomi associati al cancro; ciò comporta la capacità di riconoscere segnali di allarme che possono far sospettare la presenza della malattia e un intervento tempestivo. Lo screening prevede l’utilizzo sistematico di test, tra cui ad esempio la mammografia, all’interno di una popolazione asintomatica, per individuare e curare il cancro o stadi pre-cancerosi.
Nelle considerazioni generali del position paper, si legge che l’evidenza mostra come i programmi di screening possano ridurre del 20% la mortalità dovuta al tumore della mammella all’interno del gruppo di donne che è stato invitato a partecipare allo screening rispetto al gruppo che non è stato invitato, in un programma di follow-up di 11 anni. Gli esperti sottolineano che follow-up più lunghi possono far rilevare una maggiore riduzione del rischio, suggerendo che l’impatto complessivo dello screening mammografico possa essere valutato al meglio in un periodo di 20 anni o più.

È stato poi preso in considerazione il parametro dell’ansia e della preoccupazione psicologica legata allo screening: la mammografia non sembra generare ansia nelle donne che ricevono un risultato chiaro dall’analisi; può causare ansia a breve termine nelle donne che devono effettuare ulteriori accertamenti e più alti livelli di ansia e preoccupazione in chi riceve un falso-positivo, anche se questa angoscia non sembra raggiungere livelli patologici.
Casi di falso-positivo sono stati riscontrati in tutti i gruppi di età, anche se l’incidenza sembra essere maggiore nelle fasce d’età più giovani. Sul problema della sovra-diagnosi non ci sono stime certe, tuttavia due recenti review (Marmot et al., 2012; Paci et al. 2012) mostrano come ogni uno o due casi sovra-diagnosticati almeno un decesso dovuto al cancro è stato evitato, un equilibrio tra benefici e danni considerato appropriato, si legge nel documento OMS.
Tra le evidenze (che assumono caratteristiche differenti e sono basate su determinate condizioni, indicate nel position paper), ad oggi il migliore compromesso rispetto all’intervallo temporale da frapporre sembra essere pari a due anni: uno screening biennale nelle donne tra i 50 e i 69 anni abbassa in media del 16% la mortalità legata al cancro al seno rispetto all’assenza di screening; inoltre viene suggerito lo sviluppo di diversificati programmi di screening organizzati, illustrati nel documento. Le raccomandazioni sono divise per gruppi di età della popolazione e caratteristiche delle risorse dell’ambiente cui si applicano.

Il position paper costituisce una parte di un’ampia guida sul tumore del seno che verrà sviluppata nei prossimi anni; inoltre, viene divulgato dall’OMS il documento intitolato Package of Essential Noncommunicable (PEN) disease interventions for primary health care in low-resource settings che riguarda le malattie non trasmissibili, tra cui i tumori.

La malattia in numeri
Si stima che il 60% dei nuovi casi di tumore sia diagnosticato in Africa, America Centrale e Meridionale e Asia; nel 2012 i decessi legati a questa malattia a livello globale sono stati 8milioni e 200mila.
Oltre 3 tumori su 10 potrebbero essere prevenuti attraverso regole nello stile di vita o mediante l’immunizzazione da infezioni che possono causare il cancro (HBV, HPV): i tumori causati da questi virus rappresentano il 20% del totale. Nelle donne, i tumori a più alto tasso di mortalità in ordine di frequenza sono: tumore del seno, stomaco, colon-retto e della cervice; mentre negli uomini tumore del polmone, stomaco, fegato, colon-retto ed esofago.
Il consumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio per il cancro, causando a livello globale oltre il 20% dei decessi associati a questa malattia e circa il 70% dei casi di cancro al polmone. A seguire, tra gli altri fattori di rischio, l’obesità e il sovrappeso, dieta non bilanciata, assenza di attività fisica, uso eccessivo di alcol, infezione HPV, inquinamento atmosferico e inquinamento indoor.

Viola Rita

01 novembre 2014
© Riproduzione riservata


Inserito da Avitto il 21 Ottobre 2014 in News
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Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoARJANIT DUSHI: Volevo semplicemente ringraziare saniesnelli.com! All’inizio non ero molto convinto ma ho deciso comunque di iscrivermi. Avevo quei 5/6 chili in più. Oggi posso confermare di avere perso 7 chili mangiando sano senza soffrire la fame. Ma la cosa più importante è che mi sono creato una cultura del cibo e quando vado a fare la spesa controllo ogni prodotto. Il mio carrello non si riempie più con delle cose in offerta. Spendo uguale anche scegliendo i prodotti consigliati da voi. Magari non riempio il carrello pieno, ma ho il cibo di ottima qualità e nella giusta quantità. E come dire: Sceglieresti un carrello pieno di cose al costo di 150€ con una varietà di roba in offerta o tre sacchetti pieni di roba di qualità allo stesso prezzo che comunque avrà la stessa durata del carrello pieno? Sono stato in ferie per 1 settimana e avendo maturato la consapevolezza di saper combinare il cibo con le giuste quantità non sono ingrassato nemmeno di 100 grammi, considerando il fatto che ho sgarrato un pochino con i dolci :). Quindi ci tenevo a ringraziarvi proprio per questo motivo e non per i chili persi! Penso che l’educazione che voi date tramite il vostro sito sia la cosa più importante. Grazie al mio risultato si sono iscritti altri 5 miei amici…e questa è una vittoria per voi.

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoCLAUDIA CAPPONI: Condivido quello detto da Niti, anch’io ho perso 5 kg. Sono felicissima… altri 3 kg e rientro nel mio peso a vent’anni! Senza diete assurde, mi sento inoltre molto meglio, più forte, senza sonnolenza dopo pranzo, senza più bisogno di creme idratanti, nemmeno per il viso. Consiglio il programma a tutti.

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoMARIA CONSOLO: io ho perso in poco tempo 1,7 kg pur “aggiustando” le ricette in maniera da non discostarsi troppo dai miei gusti….sono anche celiaca quindi secondo me questa dieta oltre ad essere ineccepibile dal punto di vista nutrizionale fa sentire proprio bene….

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoLISA LUNARDON: Ho iniziato lunedì, ero scettica perché molti alimenti li reputavo tabù come le cose fritte…..e in questa dieta ci sono. Beh mi sono ricreduta, mangiando tutto quello che é nella dieta (e le porzioni sono davvero grandi) e [giorno dopo giorno perdo peso]. Sono davvero contenta chissa che sia la volta buona che perdo i miei 16 kg.

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoNOEMI MASSALONGO: Questa dieta funziona io ho perso già 3 kg senza troppi sforzi solo seguendo le indicazioni e cambiando alcuni alimenti ciao in bocca al lupo o in … alla balena

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


Sani e Snelli Club - Storie di SuccessoMAMI: Già nella prima settimana ho perso peso… non male considerando i pasticci! Grazie! Fisicamente sto meglio…la mia sonnolenza dopo i pasti è sparita.

AVVISO IMPORTANTE: I risultati possono variare a seconda delle caratteristiche della persona come età, sesso, condizioni fisiche, genetica, motivazione e altri fattori. Si prega di leggere il disclaimer completo riportato alla fine della pagina.


* Disclaimer. Tutte le testimonianze presentate sono autentiche e sono state scritte da membri di Sani e Snelli Club. Queste testimonianze, tuttavia, potrebbero non rappresentare i risultati medi ottenuti con il programma Sani e Snelli Club. I risultati possono variare a seconda delle differenze individuali in termini di genetica, sesso, età, abitudini di esercizio fisico, motivazione personale ed altri fattori. Prima di iniziare un programma di attività fisica o una dieta si raccomanda di consultare un medico.

Di cosa parla questa presentazione?

In questa presentazione, gratuita ma molto importante, ti parleremo di cinque cibi che, sebbene siano pubblicizzati come “sani”, possono causare un aumento di peso indesiderato. Probabilmente consumi questi cibi tutti i giorni. Ebbene, non solo aggiungono centimetri al giro vita, ma possono anche impedirti di perdere peso a livello generale.

Che cos'è Sani e Snelli Club?Che cos’è Sani e Snelli Club?Sani e Snelli Club è un social network privato, che fornisce ai suoi membri informazioni utili sull’alimentazione e sulle diete.L’obiettivo è condividere con i nostri membri informazioni, notizie, studi scientifici e consigli per l’alimentazione. Imparerai quali cibi mangiare e quali invece evitare per dimagrire e restare in forma. Vogliamo fornirti informazioni semplici ed accurate, in modo che tu possa ricordarle, condividerle e mettere in pratica nella vita di tutti i giorni.

Il Programma di Sani e Snelli ClubIl tuo corpo è già predisposto per essere snello e sano! Scegliendo i cibi giusti nelle combinazioni appropriate il corpo elimina naturalmente il grasso in eccesso, e noi ti spiegheremo come fare.

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BIBLIOGRAFIA

1. Jason Gill and Naveed Sattar; “Fruit Juice: just another sugary drink?” The Lancet Diabetes & Endocrinology,

online 10 February 2014; DOI:10.1016/S2213-8587(14)70013-0.

2. Dati Istat 2007-pubblicato il 30 marzo 2010

3. British journal of sports medicine 2010;44:620-630.

4. Dizionario di Medicina dell’Enciclopedia Treccani

5. Definizione di “phytonutrient” del dizionario Merriam-Webster

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Inserito da Avitto il 30 Settembre 2014 in News
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Vuoi dormire bene? Mangia più riso

Home»Salute e Benessere»Vuoi dormire bene? Mangia più riso

Vuoi dormire bene? Mangia più riso.

Questo alimento ha infatti un indice glicemico più alto di quello di altri cibi ricchi di carboidrati, come pasta e pane, e aumenta il livello di una proteina che regola i livelli di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore” coinvolto anche nel meccanismo di induzione del sonno. E’ quanto emerge da una ricerca della Kanazawa Medical University, in Giappone, pubblicata sulla rivista Plos One.

Gli studiosi hanno analizzato 1.848 persone di età compresa tra 20 e 60 anni dal punto di vista alimentare, facendo loro annotare tutte le volte in cui mangiavano noodles, pane o riso, e dal punto di vista del sonno, valutandone la qualità secondo una scala di riferimento utilizzata a livello internazionale.

Hanno scoperto che chi consumava più riso rispetto ad altri carboidrati come la pasta o il pane riposava meglio.

L’ipotesi avanzata nello studio è che questo alimento avendo un indice glicemico (che misura la velocità di trasformazione di carboidrati in zuccheri nel sangue) più alto di quello degli altri cibi ricchi di carboidrati fa aumentare i livelli di una proteina chiamata triptofano, favorendo la produzione di serotonina, che tra le altre funzioni ha anche quella di favorire il sonno.

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