il diritto è il diritto,ma la giustizia non è la giustizia

Diritto Sanitario

Consiglio di Stato

Verifiche ispettive sulla appropriatezza dei ricoveri

A seguito di una lunga verifica ispettiva sulla appropriatezza dei ricoveri effettuati da una casa di cura, mediante il riscontro della rispondenza dell’attribuzione dei codici finalizzati alla determinazione della remunerazione delle prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento - rispetto alle patologie riscontrate dall’esame del contenuto delle cartelle cliniche delle persone ricoverate, l’ASL ridefiniva la remunerazione spettante alla struttura disponendo la restituzione di oltre un milione di euro. Il Consiglio di Stato ha annullato la delibera, affermando la illegittimità delle modalità di controllo utilizzate dalla Commissione. Il riscontro delle cartelle cliniche dei pazienti doveva essere effettuato alla presenza costante dei responsabili e sanitari della clinica come era indefettibile la redazione del verbale secondo le modalità prescritte dall’ordinamento di settore. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net

IL CURRY DIMINUISCE L’ASSORBIMENTO DEI GRASSI
Fa scendere anche i livelli di colesterolo nel sangue
Il curry, la spezia che viene più comunemente usata nella cucina indiana, contribuirebbe a tenere sotto controllo l’obesità. La spezia dal tipico colore giallognolo avrebbe, secondo una ricerca della Tuft University di Boston (Usa), la capacita’ di diminuire l’assorbimento di grassi. Merito di uno degli ingredienti principali del curry, il turmerico, che contiene curcumina. Quest’ultima limita l’aumento di peso, probabilmente, spiegano gli scienziati, grazie alla sua capacita’ di prevenire la formazione di nuovi vasi sanguigni, responsabile dell’espansione del tessuto adiposo. Nello studio, condotto per ora solo sui topi alimentati per 12 settimane con una dose extra di curcumina da 500 mg, il curry ha anche diminuito i livelli di colesterolo nel sangue.

Berlusconi, sanità da garantire ma da riformare

Il Governo è consapevole della necessità di una riforma del sistema sanitario nazionale, non ci devono essere pregiudizi ideologici tra sanità pubblica e sanità privata. La sanità è un servizio pubblico che deve essere garantito a tutti, si tratta di una grande conquista di libertà, un servizio che può essere fornito sia dal pubblico che dal privato

Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del nuovo Policlinico San Donato. La filosofia della riforma, per Berlusconi, è quella di garantire la libertà di scelta del medico, la libertà di scelta di dove andare a farsi curare, e che il pagamento al Servizio sanitario nazionale sia a prestazione. Questi per il premier sono “punti imprescindibili”. Berlusconi ha poi invitato gli imprenditori a investire nel settore della sanità che “non è rischioso. Secondo l’Onu, il Pil in questo settore aumenterà del 50% nei prossimi 8 anni grazie all’aumento della vita media. Gli imprenditori potranno avere grandi soddisfazioni. Solo la collaborazione tra pubblico e privato può migliorare il sistema sanitario nazionale. Per questo - ha annunciato il premier - possiamo anche pensare a esenzioni fiscali per chi investe nella sanità, esenzioni che potrebbero valere nei primi anni di attività”, ha spiegato. “La sanità è un grande problema del Paese, è necessario migliorare il sistema sanitario nazionale che in alcune regioni d’Italia, come la Lombardia, è d’eccellenza mentre la situazione è disastrosa in altre regioni con pessimi servizi - ha continuato - e anche disavanzi giganteschi. Tutto ciò ha costretto il Governo a commissariare la sanità in alcune regioni italiani, in particolare al Sud”. Il premier ha aggiunto quindi che “l’impegno dello Stato nel settore della sanità è indispensabile, ma non sufficiente. E’ necessario assolutamente anche l’impegno dei privati. Siamo consapevoli dell’importanza di chi investe in questo settore”.

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Stressati dal lavoro?
Sette cose da non fare

Lavorare senza sosta e ossessionati dalle scadenze ha serie ripercussioni sulla qualità della nostra vita. Una ricerca condotta da George Griffin, professore di medicina interna della Saint Louis University, elenca sette passi falsi che mettono costantemente a rischio salute e benessere.

Prima di tutto, lo stress è alla radice di moltissimi disturbi, dal mal di testa all`ipertensione, passando per problemi cardiovascolari e insonnia: un po` di pressione sul lavoro aiuta a essere più motivati, ma la tensione cronica può costare cara al nostro corpo. Bisogna tenere sotto controllo anche l`alimentazione: rinunciare al fast food e consumare un pasto regolare, seguendo una dieta bilanciata e ricca di carboidrati, proteine e vitamine. Ancora, non meno di otto ore di sonno sono indispensabili per non incorrere in problemi quali la scarsa concentrazione o i vuoti di memoria.

Il corpo umano non è progettato per stare seduto alla scrivania otto ore di fila. Una passeggiata di trenta minuti al giorno è un buon compromesso per non rinunciare all`esercizio fisico e aiuta a combattere ansia e depressione. Evitiamo di andare al lavoro malati e non dimentichiamoci inoltre di sottoporci ai controlli medici di routine: potremmo aggravare le nostre condizioni fisiche e mettere a rischio la buona salute altrui.

Infine, il “workaholic”, il lavoratore ossessionato, spesso combatte lo stress con un bicchiere di troppo. Al posto di un cocktail, per rilassarsi potrebbe essere d`aiuto un infuso o una lezione di yoga. “Molti casi di ossessione da lavoro sfuggono all`osservazione, perché la patologia viene offuscata  dalla grande produttività – afferma Luigi Ballerini, esperto di  psicologia del lavoro e animatore del portale Job24 – ma si tratta di un alto rendimento professionale limitato nel tempo. Per arginare l`invasività del lavoro nel privato, proviamo a limitare l`intrusività della tecnologia, a imporci un codice di autoregolamentazione e a dedicarci alle  nostre passioni

Parole o fatti ?

SACCONI: IN ARRIVO RISORSE AGGIUNTIVE PER LA SANITA’
Si tratta di 4.5 miliardi in più per il biennio 2010-2011
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in un incontro nell’ambito del Forum della Pubblica amministrazione, ha anticipato che per il biennio 2010-2011 sono ipotizzabili 4,5 miliardi di euro in piu’ rispetto al precedente Patto per la salute. Secondo Sacconi è dunque improprio parlare di tagli nella Sanita’ e le risorse aggiuntive corrispondono ad una diversa dinamica che va nella direzione di garantire piu’ servizi nelle aree maggiormente arretrate del paese. Nell’incontro, il ministro e’ tornato anche ad illustrare i contenuti del Libro bianco sul Welfare appena varato dal governo per il quale sono stati consultati oltre mille soggetti con l’intenzione di non produrre un semplice manifesto del governo bensi’ una cornice quanto piu’ condivisa possibile. Sacconi ha quindi affermato di augurarsi che l’opposizione, superato il tempo elettorale, vorra’ considerare il libro bianco un terreno condiviso per il confronto sulle modalita’ con cui transitare da un vecchio ad un nuovo sistema. Il ministro ha quindi precisato che il Libro bianco avra’ a valle piani di azione concreti, in coerenza con i principi in esso espressi, a partire da un progetto di linee guida con le regioni per il problema della non autosufficienza. Ulteriori piani di azione sono previsti anche nell’ambito della Information Technology per la salute e per il lavoro, cosi’ come si punta all’istituzione di un fascicolo elettronico per ogni soggetto attivo.
 

DISPONIBILE UN NUOVO TEST PIU’ ACCURATO PER LA DIAGNOSI DEL PAPILLOMAVIRUS
 
Si chiama Full pap test ed e’ il nuovo esame messo a punto dal Centro Analisi A. Fleming di Brescia per individuare il papillomavirus (Hpv), prima causa del carcinoma del collo dell’utero. Il nuovo metodo associa in modo innovativo il pap-test in fase liquida, il test molecolare per individuare l’Hpv e la determinazione dei marcatori p16 e L1. Ciò consente di segnalare se la trasformazione neoplastica e’ gia’ avvenuta, o se esiste una possibilita’ di guarigione spontanea. “Full pap test si presenta come un normale pap-test - spiega Ernestina Valagussa, responsabile sezione anatomia e istologia patologica del Fleming - ovvero un semplice prelievo del materiale cervicovaginale, effettuato dal ginecologo. Il test che ne segue prevede la ricerca del papillomavirus e, qualora fosse necessario, la determinazione automatica dei marcatori predittivi p16 ed L1. Il ginecologo avra’ cosi’ un referto completo con dati sicuri e potra’ dare alla donna indicazioni cliniche accurate sul suo stato di salute. Tutto questo per meglio prevenire e per curare il temibile tumore del collo dell’utero”.Le tecnologie di identificazione e diagnosi precoce del cancro cervicale disponibili, commenta Valagussa, presentano alcuni limiti “perche’ gli esami non permettono di dare un giudizio completo e sicuro sulla malattia e sul suo stato”.
 

   
 
 
VERONESI PUNTA ALLA MORTALITA’ ZERO PER IL CANCRO AL SENO
Al via un progetto che recluterà 10.000 donne
Arrivare alla mortalita’ zero per i casi di tumore al seno identificati grazie alle tecniche di diagnosi precoce, e non attraverso l’autopalpazione. E’ questa la sfida ambiziosa lanciata da Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, che su questo fronte ha presentato a Roma uno specifico progetto. Il progetto reclutera’ 10 mila donne sopra i 40 anni e senza precedenti tumori. Su queste pazienti si eseguiranno due ecografie all’anno, una ogni sei mesi, una mammografia bilaterale annuale e una risonanza magnetica per i casi che presentano rischi piu’ elevati. Il reclutamento durera’ due anni e partira’ dall’autunno di quest’anno e nel 2016 si avranno finalmente i primi dati. “L’idea di questo progetto - spiega Veronesi - e’ nata dall’osservazione di molti casi pre-clinici, ovvero non scoperti tramite la palpazione personale, operati negli ultimi anni. Abbiamo preso in esame 964 casi curati tra il 2000 e il 2004, e abbiamo visto che 957 donne erano ancora in vita, con un successo quindi del 99,3%. Abbiamo quindi pensato che avremmo potuto raggiungere la mortalita’ zero intensificando notevolmente le tecniche diagnostiche a nostra disposizione, migliorando la prevenzione a livelli altissimi. Vogliamo quindi capire quanto riusciamo ad ottenere spingendo al massimo gli esami classici”.
 

UNA NUOVA TECNICA SVELA GLI INFARTI SILENTI
E’ stata messa a punto dalla Duke University Medical Center
E’ stata messa a punto una nuova tecnica di imaging che ha permesso di stimare la percentuale degli infarti del miocardio non riconosciuti. Si tratta di infarti ’silenti’ che arrivano senza dare evidenti sintomi e per questo rappresentano un evento patologico molto insidioso. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori della Duke University Medical Center in uno studio pubblicato sulla rivista Plos Medicine. I ricercatori sono partiti dal presupposto che negli Stati Uniti ci sono circa 200 mila soggetti che hanno avuto un infarto senza essersene accorti. In generale, il 35 per cento dei soggetti che soffrono di arteropatia coronarica hanno i segni di un precedente infarto non diagnosticato. Un infarto recente puo’ lasciare alcuni segni nel elettrocardiogramma (Ecg), ma se e’ trascorso un lasso di tempo piu’ ampio l’evento lascia un segno inequivocabile nella cosiddetta ‘onda Q’ del tracciato Ecg che segnala la presenza di un danno al tessuto cardiaco. Tuttavia non tutti gli infarti silenti sono rintracciabili nell’onda Q. Secondo i ricercatori questa mancanza potrebbe essere colmata almeno in parte utilizzando la risonanza magnetica cardiovascolare a guadagno ritardato (’delayed enhancement cardiovascular magnetic resonance, o DE-CMR’) in grado di distinguere il tessuto danneggiato da quello sano e di fornire una stima della frequenza con cui si verificano infarti ‘non onda-Q’. Per ottenere questo risultato è stata utilizzata la tecnica ‘DE-CMR’ attraverso la quale sono stati presi in esame 185 pazienti con sospetta arteropatia coronarica ma che non avevano ancora ricevuto alcuna diagnosi di infarto del miocardio ed erano in attesa di effettuare una angiografia per verificare l’eventuale presenza di un eccesso di placche nelle arterie. Si è riscontrato che il 35 per cento dei pazienti mostrava segni di infarto. Inoltre, gli attacchi cardiaci ‘non Q’ si sono dimostrati tre volte piu’ comuni di quelli ‘Q’ e piu’ probabili anche tra i pazienti con coronaropatie piu’ gravi. Per quanto riguarda i decessi, i ricercatori hanno osservato che gli infarti silenti aumentavano di 11 volte il rischio di morte per ogni causa e di 17 volte quello per eventi cardiovascolari, rispetto al gruppo di controllo senza danni al tessuto cardiaco.

IL POMODORO ENTRA NEI PROTOCOLLI DI CURA CONTRO L’INFARTO
 
Il licopene, l’antiossidante contenuto nella buccia del pomodoro, fino ad ora valutato come un prezioso alleato contro il tumore della prostata, è anche considerato una valida terapia anti infarto e ictus. I dati presentati a Taormina per il Mediterranean Cardiology Meeting dimostrano come tale sostanza sia capace di bloccare l’ossidazione dei lipidi, in modo da ridurre il rischio della formazione di placche che causano problemi cardiovascolari. Il licopene e’ pero’ biodisponibile, e quindi utilizzabile dall’organismo, solo se cotto. Per permettere al corpo di beneficiare di questo antiossidante sarebbe necessario in teoria consumare ogni giorno un chilo di pomodori che in forma concentrata si trasformano in 100 grammi. Questa quantita’ riuscirebbe a ridurre consistentemente, in modo variabile a seconda delle condizioni di partenza della persona, il rischio di incidenti cardiovascolari. L’associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione calcola che utilizzando il pomodoro come elemento cardine della dieta mediterranea si possa ridurre il rischio di infarto fino al 30%. I cardiologi sono pertanto concordi nel considerare l’opportunita’ di tradurre queste indicazioni in un protocollo di prevenzione alimentare.