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| IN ITALIA LA PERCENTUALE DI PARTI CESAREI E’ FRA LE PIU’ ALTE AL MONDO | |||||||||
| In Italia la percentuale dei parti cesarei, pari al 37,8% del totale, è fra le più alte al mondo se raffrontata a quella di altri Paesi come il 27% di Usa, Germania e Irlanda, il 25% del Galles e il 21% del Canada. I risultati, emersi da un’indagine condotta dalla Societa’ italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) tra maggio e settembre scorsi, sono stati presentati in apertura del Congresso nazionale Sigo-Aogoi in programma a Bari sino al 31 ottobre prossimo. ‘L’alto numero dei cesarei - ha sottolineato il presidente nazionale Sigo, Giorgio Vittori - e’ collegabile anche al disinteresse delle istituzioni alle quali ora, dati alla mano, possiamo proporre soluzioni. Anche per evitare di devalorizzare dal punto di vista economico gli interventi di cesareo, il cui costo si aggira sui 1.300 euro contro i 5.500 di un’appendice’. I risultati dell’indagine dicono inoltre che il numero dei cesarei si deve per il 27% ad una precisa scelta delle madri, spinte dalla possibilita’ di un parto indolore con l’anestesia epidurale, o influenzate da precedenti esperienze di amiche e parenti. La situazione potrebbe normalizzarsi se ci fossero meno pressioni di tipo medico-legale (35% degli intervistati), piu’ investimenti nella formazione medico professionale (24%), piu’ anestesisti dedicati, oggi presenti solo nel 34% dei punti nascita (19%) e maggior informazione per le donne (16%). | |||||||||
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contro il papillomavirus
la chiave è genetica
Lo scenario della prevenzione contro il tumore del collo dell`utero e il Papillomavirus Umano, l`Hpv, sta cambiando. Si chiama test Hpv-Dna, lo screening al centro del volume “Test HPV e prevezione del carcinoma della cervice uterina. Dalle evidenze alla clinica”. La chiave è nei geni: grazie alla rilevazione del Dna virale e alla tecnologia molecolare HC2, il test permette di individuare le anomalie cellulari pre-cancerose con grande anticipo rispetto al Pap test, di allungare i tempi tra un esame e l`altro da 3 a 5-6 anni anni.
Come funziona - Come il Pap test, anche il test HPV si esegue con un semplice prelievo di cellule dal collo dell’utero, il campione viene quindi conservato in un liquido e analizzato con la tecnologia molecolare HC2 (Hybrid Capture 2), che si basa sull’amplificazione del segnale per il rilevamento del DNA e permette di individuare fino a 13 tipi di HPV responsabili del 93% dei casi di pre-cancerosi. Un’elevata sensibilità clinica che raggiunge quasi il 100% in associazione al Pap test. “Le evidenze scientifiche dimostrano che il test HPV è in grado di individuare con maggiore sensibilità le trasformazioni pretumorali del collo dell’utero rispetto al Pap test - spiega spiega Massimo Origoni, docente di Ginecologia e Ostetricia dell`Università Vita Salute San Raffaele di Milano -. Questo ci consentirebbe uno screening più efficace e una diagnosi anticipata. Inoltre, in caso di negatività del test HPV, considerando la storia naturale della trasformazione neoplastica della cervice uterina, diventa possibile allungare fino a 5 anni l’intervallo tra un controllo e il successivo, con benefici per la donna e per la struttura sanitaria”. Il Pap-test come porta di ingresso, quindi, e l`Hpv-Dna-Test come esame di `secondo livello` per chiabbia riscontrato un esito anomalo del Pap-test
Più sensibile - Un recente studio italiano condotto dal gruppo NTCC (New Technologies for Cervical Cancer Screening Working Group) su 100.000 donne italiane tra i 25 e i 60 anni ha evidenziato che il test genetico aumenta del 50% rispetto al Pap test la sensibilità nell’individuare lesioni cellulari di alto grado, che se persistenti, possono evolvere in tumore.
Ancora pochi screening - I dati sull`incidenza del tumore della cervice uterina restano preoccupanti. È la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno e in Italia è responsabile di 1.100 decessi ogni anno. Circa 5 milioni di donne in Italia si sottopongono ogni anno a test di screening eppure, come indica il 7° rapporto dell`Osservatorio Nazionale Screening, i controlli organizzati riguardano effettivamente solo il 39% delle donne che dovrebbero sottoporvisi. Un dato allarmante, se si considera che questo tumore impiega circa 10 o 20 anni per svilupparsi ed è per questo motivo prevenibile al 100%. “La prevenzione del tumore del collo dell’utero rappresenta un modello vincente nel campo oncologico – spiega Mario Sideri dell`Unità di Ginecologia Preventiva dell`Istituto Europeo di Oncologia (IEO), Milano -. Oggi conosciamo a fondo la storia naturale di questo tumore e disponiamo di risorse molto potenti che debbono essere ben utilizzate. Il Pap test ci ha permesso di raggiungere importanti risultati, e oggi con il test HPV possiamo ottimizzarne l’uso sulla popolazione a rischio”. Data: 21-10-2009
Papilloma virus
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Hpv: il decalogo - Cos`è
1. Hpv – Human papilloma virus – è un virus molto comune di cui oltre 30 tipi infettano l`area genitale. Di essi circa 15 sono definiti ad alto rischio oncogeno.
2. L`infezione genitale da Hpv è la più comune delle infezioni a trasmissione sessuale. Perché vi sia contagio, però, non è necessario il rapporto sessuale ma basta anche un semplice contatto cutaneo nell`area genitale.
3. Circa l`80% della popolazione femminile si infetta con questo virus nel corso della propria vita. Anche se nella maggior parte de casi l`infezione viene eliminata, in caso di persistenza può però degenerare in lesione tumorale. Chi ha avuto precedenti infezioni da Hpv non è inoltre immune da successive infezioni.
4. I ceppi oncogeni di Hpv più comuni sono il 16 e il 18, che insieme causano oltre il 70% dei tumori al collo dell`utero. Altri ceppi, come il 6 e l`11, possono invece provocare verruche genitali e lesioni di basso grado della cervice.
5. L`infezione da Hpv è asintomatica: una donna può aver contratto il virus oncogeno da molti anni senza neanche saperlo.
Come si previene il cancro al collo dell`utero
6. L`infezione da Hpv non si può curare. Quella provocata dai ceppi di Hpv oncogeno e quella causata dalle forme virali responsabili delle verruche genitali può essere prevenuta attraverso la vaccinazione. La vaccinazione attualmente disponibile è indicata per le adolescenti e le giovani donne dai 9 ai 26 anni di età.
7. L`esecuzione del pap-test è il metodo più efficace per rilevare le anomalie cellulari del collo dell`utero, che possono costituire i segni precoci del cancro.
8. Nei casi di anomalie del collo dell`utero evidenziate dal pap-test si può effettuare un Hpv test, dal quale emerge se l`infezione è provocata da ceppi oncogeni o meno tramite l`individuazione del Dna virale.
A cosa serve il pap-test
9. Il pap-test rileva le alterazioni delle cellule del collo dell`utero che potrebbero evolvere verso un carcinoma. Si consiglia l`esecuzione regolare di questo esame ogni 3 anni dai 25 ai 64 anni di età.
10. Il pap-test non previene l`infezione da Hpv, ma aiuta a individuare i primissimi segni della malattia.
FAQ - Carcinoma della mammella
Prognosi - Terapia - Diagnosi - Chemioterapia - Controlli periodici
Domanda:
Mia madre due giorni fa ha subito una quadrantectomia del seno destro con asportazione del linfonodo sentinella dopo la diagnosi di un carcinoma duttale di I stadio grande all’incirca 1cm, ora stiamo attendendo l’esito dell’esame istologico del linfonodo sentinella, che a detta del chirugo dovrebbe essere negativo in quanto l’esame istologico immediato della ghiandola mammaria è risultato negativo, di sicuro sappiamo che dovrà sottoporsi alla radioterapia e fra qualche giorno gli oncologi decideranno se dovrà fare anche la chemio. Volevo chiederle, nell’eventualità che il linfonodo fosse negativo e la chemio non dovrà farla a quali rischi andrà in contro mia madre nel futuro? C’è il pericolo che possa riformarsi? Dovrà sottoporsi lo stesso ai controlli periodici previsti per i successivi 5 anni?Chiururgicamente finerebbe qui ma vorrei sapenre di più su quello che succederà dopo, anche se lo stadio del cancro non è avanzato e non ci sono metastasi, ci può essere rischio di vita? Grazie.
Risposta:
Un tumore della mammella di 1 cm di diametro e con linfonodo sentinella negativo ha una ottima prognosi (è praticamente già guarito) anche se la certezza matematica non fa parte della medicina. Gli oncologi sapranno consigliare, oltre alla terapia precauzionale più opportuna anche le scadenze del follow-up.
A cura di oncologialatina.it
Terapia
Domanda:
Sono una signora di 62 anni e Ho appena fatto una mammografia con il seguente risultato: mammelle discretamente dense con evidenza di lesione stellata a QCS della mammella sinistra che trova conferma alla verifica ecografica (lesione ioecogena fonoassorbanta spiculata di circa 1.7 centimetri). Il medico dell’ospedale mi ha consigliato di operarmi con un trattamento chemio per ridurre la massa. Attualmente sto facendo altre analisi prima di ricorrere all’intervento, sono molto preoccupata gradirei avere una risposta in merito. Cordiali saluti
Risposta:
Indubbiamente l’atto chirurgico è necessario e fondamentale per inquadrare il caso da tutti i punti di vista; la chemioterapia non sembra strettamente necessaria in questa situazione, in cui il diametro della sospetta neoplasia è inferiore ai 2 cm.
A cura di oncologialatina.it
Diagnosi
Domanda:
Buongiorno, ho 42 anni, ho subito un intervento alla mammella per asportare un carcinoma duttale infiltrante delle dimensioni di 1,2 cm. con biopsia del linfonodo sentinella. il referto recita: carcinoma duttale infiltrante pT1 c G2 N0 R.O. positivi e mi è stato prescritto un ciclo di chemioterapia. Vi chiedo cosa significa esattamente la diagnosi e se è indispensabile sottoporsi a chemioterapia. Grazie infinite.
Risposta:
Si tratta di un comune tumore della mammella diagnosticato in fase precoce che per la giovane età della paziente ha bisogno di un trattamento chemioterapico precauzionale al fine di abbattere le non alte possibilità che la malattia possa ripresentarsi nel tempo; probabile anche la ormonoterapia e la radioterapia sulla mammella residua.
A cura di oncologialatina.it
Chemioterapia
Domanda:
Ho subito una quadrantectomia al seno destro per un carcinoma misto dutto lobulare infiltrante ma ma senza interessamento dei linfonodi e da tutti gli esami che ho fatto è risultato tutto negativo. Sto facendo la radio e l’ormonoterapia ma a Merano il mio senologo mi dice che non ho bisogno di fare la chemio e il chirurgo che mi ha operata a Bolzano dice che la devo fare. Voi cosa mi consigliate? E’ un dubbio molto grande perchè il mio senologo è un medico di cui mi fido molto. Ma allo stesso tempo ho paura di non fare la scelta giusta. Al momento ho firmato per non fare la chemio. Sono stata operata al 1 di luglio di quest’anno. I marcatori tumorali erano molto alti e il tasso di aggressività del tumore era del 10%. Non c’è stata neanche proliferazione di cellule attorno al tumore. Il mio senologo mi ha detto che posso riprendermi la vita in mano e il chirurgo mi ha detto (testuali parole) che se non faccio la chemio è come se lui non mi avesse neanche operata. Voi cosa ne dite? Vi prego di rispondermi, grazie.
Risposta:
Sarebbe innanzitutto opportuno che i colleghi si parlino: se il suo senologo (non è chiaro se sia un oncologo medico) le ha consigliato la ormonoterapia non capisco perché ha dovuto firmare per non fare la chemioterapia. Per un consiglio “ad hoc” è necessario avere notizie sui recettori ormonali, il Ki67, l’HER2, la p53, il grading, il diametro della lesione. In considerazione del fatto che sono già passati tre mesi è opportuno rivolgersi senza indugi all’oncologo medico di riferimento.
A cura di oncologialatina.it
Controlli periodici
Domanda:
Dopo una quadrantectomia al seno per carcinoma in duttu, volendo fare dei controlli mensili, quali sono le analisi del sangue più indicate per controllare la malattia?
Risposta:
Non esistono; il carcinoma dovrebbe essere intraduttale in situ. I controlli da fare sono clinici e strumentali (ecografia) a cadenza almeno semestrale.
A cura di oncologialatina.it
I risultati dello screening senologico
La letteratura scientifica degli ultimi anni ha riportato numerose evidenze di efficacia dello screening mediante mammografia, talvolta accompagnata da esame clinico, nel ridurre la mortalità per tumore della mammella. Esse derivano da due tipi di studi:
- studi prospettici randomizzati in cui la popolazione prescelta è attribuita “a caso” a due gruppi, uno di controllo ed uno di studio che viene invitato per il test di screening; entrambi i gruppi, poi, sono seguiti nel tempo;
- studi retrospettivi di tipo caso controllo in cui all’interno di una popolazione invitata si valuta la presenza dello screening nell’anamnesi di tutti i soggetti deceduti per cancro della mammella diagnosticato dopo l’inizio del programma (casi) confrontandola con quella di soggetti tuttora viventi, opportunamente campionati nella popolazione generale (controlli).
Nella tabella 1 sono riportate le caratteristiche ed i risultati di alcuni dei più importanti studi di screening senologico.
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Tabella 1. RISULTATI DEI PROGRAMMI DI SCREENING SENOLOGICO
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Anno Inizio
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Località
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Test di Screening
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Tipo Studio
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Riduzione Mortalità
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1963
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HIP - New York
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Mammografia + es. clinico
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Randomizzato
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-30%
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1970
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CSPO - Firenze
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Mammografia
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Caso-controllo
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-47%
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1973
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BCDDP - USA
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Mammografia + es. clinico
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Non controllato
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-25%
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1975
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Nijmegen - Olanda
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mammografia
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Caso-controllo
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-52%
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1977
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Two-County - Svezia
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mammografia
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Randomizzato
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-31%
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Sulla base di questi risultati si può affermare che:
- un programma di screening senologico, se ben condotto, riduce la mortalità per cancro mammario di almeno il 30% ;
- la popolazione oggetto di un programma di screening mammario è rappresentata da donne in età tra 50 e 69 anni di età, bersaglio possibile della patologia;
- il test di screening è rappresentato dalla mammografia in due proiezioni;
- la periodicità del test deve essere biennale.
Carcinoma mammario
Che cos’è?
Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità per carcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.
Qual è la causa dell’insorgenza del carcinoma mammario?
La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.
Età
Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l’aumentare dell’età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;
Precedenti familiari
Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;
Fattori genetici
In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l’ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcuni geni;
Lesioni benigne
Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell’insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l’iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;
Gravidanza
Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l’aumento dell’età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;
Ormoni
Il rischio di insorgenza aumenta con l’aumentare dell’esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;
Obesità
L’obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;
Dieta
Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.
Come si previene il carcinoma mammario ?
Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e la chemioprevenzione.
Lo screening senologico
È il metodo preventivo più importante e si basa sull’esecuzione di una mammografia biennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l’autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.
Chemioprevenzione
È un approccio sperimentale basato sull’utilizzo di farmaci, prevalentemente antiestrogeni, che prevengano l’insorgenza del carcinoma mammario.
Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ?
Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l’esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell’areola.
Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.
In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:
- metastasi ossee: forte dolore;
- metastasi polmonari: tosse o dispnea progressiva;
- metastasi epatiche: asintomatica fino allo sviluppo di insufficienza epatica in fase avanzata;
- metastasi cutanee: papule, ulcerazioni, corazze;
- metastasi cerebrali: ipertensione endocranica (con cefalea, nausea e vomito).
Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella?
È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:
- esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l’esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
- mammografia: è l’esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l’esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
- ecografia: è utile come integrazione dell’esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
- esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
- stadiazione: valuta l’estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.
Qual è la terapia per il carcinoma mammario?
Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, la chirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia.
Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l’effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un’ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.
Mammografia digitale
Cos’è
La mammografia digitale è una nuova metodica diagnostica che utilizza, per la formazione dell’immagine mammografica, un’ apparecchiatura denominata mammografo digitale.
In mammografia digitale la pellicola radiografica è sostituita da un detettore: questo assorbe i raggi X trasmessi attraverso la mammella e converte la loro energia in segnali elettronici, che vengono digitalizzati e fissati nella memoria del computer. Dall’insieme di questi dati viene quindi ricavata un’immagine, la mammografia digitale, che compare su un monitor ad alta definizione. Da qui, dopo essere stata opportunamente elaborata, può essere impressa su pellicola mediante stampante laser o memorizzata in uno dei vari sistemi di archiviazione oggi a disposizione, incluso il CD-ROM.
I vantaggi del digitale
L’immagine mammografica tradizionale è un’immagine su pellicola che, al pari di una fotografia, dopo essere stata prodotta, non è più modificabile. Inoltre, la mammella è costituita da zone a densità diversa: poiché queste zone verranno riprodotte in un’unica immagine, vi saranno aree ben rappresentate, e quindi ben studiabili, accanto ad aree non correttamente rappresentate, troppo chiare o troppo scure, e quindi non correttamente studiabili. L’immagine digitale può invece essere elaborata dal computer anche dopo la formazione: può quindi essere opportunamente modificata variando i parametri di contrasto, luminosità, ingrandimento ecc., rendendo così possibile la corretta visualizzazione di ogni diversa area della mammella. L’immagine digitale può essere visualizzata su monitor ad alta definizione o stampata su pellicola mediante stampanti laser.
Uno dei fattori che talvolta non consentono alla mammografia di diagnosticare un tumore è dovuto al fatto che l’area patologica è dotata di una differenza di contrasto intrinseco troppo bassa nei confronti del tessuto sano circostante. Poiché l’immagine digitale può venire elaborata dopo l’acquisizione, le differenze di contrasto possono essere esaltate, rendendo più agevole la diagnosi.
Il rendimento complessivo del sistema, in particolare per quanto riguarda la risoluzione di contrasto, è decisamente superiore al sistema convenzionale. Questo consente di ottenere immagini di ottima qualità diagnostica con una minore dose di radiazioni. Inoltre, poiché le immagini possono essere rielaborate al computer, è possibile avere una buona mammografia anche in condizioni di esposizione non ottimali. Pertanto viene ridotto il problema, comune invece con tecnica tradizionale, della ripetizione di esami non diagnostici perché non correttamente esposti. Si riduce quindi la dose di radiazioni somministrata alle donne, fattore questo particolarmente importante in mammografia in quanto l’indagine, per essere efficace ai fini della prevenzione, deve essere ripetuta periodicamente ogni 1-2 anni.
La disponibilità di immagini in forma digitale consente la creazione di archivi informatici completi, comprendenti sia tutte le notizie cliniche riguardanti le pazienti, sia le relative immagini. Si dovrebbe pertanto ottenere una completa cartella clinica computerizzata, con vantaggi oltre che nella gestione pratica, anche per gli aspetti riguardanti la ricerca e la didattica.
Infine, l’immagine digitale può essere trasmessa a distanza (altre stazioni di lavoro presso ospedali, medici di base, centri di ricerca, qualunque computer collegato tramite rete o linea telefonica) con diverse possibili applicazioni: trasmissione dal luogo di esecuzione al luogo di refertazione, trasmissione a centri di riferimento per consulto, ecc. È possibile pertanto effettuare la mammografia a Torino o a Londra ed inviare le immagini ottenute, quasi in tempo reale, a New York o a Parigi.
Mammografia
Che cos’è
La mammografia (più propriamente detta mastografia) è un esame radiografico che permette una diagnosi molto attendibile e dà la possibilità, quindi, al medico di segnalare la presenza di tumori mammari non ancora palpabili.
Per coloro che temono, giustamente, l’effetto negativo delle radiazioni ionizzanti, c’è da dire che le apparecchiature moderne, utilizzando bassi dosaggi di raggi X, consentono, senza rischi, la ripetizione routinaria dell’esame.
A che serve
La maggioranza dei noduli mammari sono tumori benigni: in genere si tratta di cisti oppure di fibroadenomi che possono essere curati senza pericoli per la vita della paziente.
Il cancro della mammella, invece, in Italia è considerato il più frequente tumore maligno della donna e sono segnalati 30.000 nuovi casi ogni anno. Colpisce in prevalenza donne di età compresa tra i 45 e 65 anni.
Per la diagnosi precoce, l’esame clinico non è da solo, un test efficace; occorre eseguire anche una mammografia ed una ecografia.
Riconoscere in tempo una neoplasia significa anche togliere il tumore e non la mammella.
Nell’ambito della diagnosi precoce la mammografia rappresenta il miglior mezzo disponibile per la diagnosi del carcinoma della mammella ed è l’unico test che può ridurre in modo significativo il numero di morti per questa neoplasia. Non è in grado, ovviamente, di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati.
I limiti della mammografia sono particolarmente evidenti nelle donne con una ghiandola mammaria di elevata radiopacità (fatto che implica la produzione di lastre radiografiche non facilmente leggibili).
Cosa devo sapere
Per sottoporsi alla mammografia non occorre alcuna preparazione prima dell’esame.
Nelle donne fertili, è consigliato eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, periodo in cui il seno è meno teso (e quindi più facilmente comprimibile) ed in cui è possibile escludere una eventuale gravidanza.
È bene ricordarsi che per il radiologo è importante avere termini di paragone con eventuali altre indagini effettuate, pertanto, è buona norma portare con sé tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza.
Come si svolge
L’esame si effettua tramite il mammografo.
La mammella viene posizionata su di un sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico. La compressione del seno è fondamentale per una buona esecuzione dell’esame. L’esposizione alle radiazioni dura pochissimi secondi.
Introdotto negli anni ‘60, il mammografo, grazie soprattutto agli studi di C. Gros, ebbe subito un clamoroso successo in medicina. Attualmente sono disponibili, anche se poco diffusi per gli alti costi, i mammografi digitali che utilizzano, al posto della pellicola radiografica, un detettore che assorbe i raggi X filtrati dalla mammella e li converte in segnali elettronici. Tali segnali, oltre a poter essere memorizzati sui vari supporti magnetici o digitali utilizzati in informatica, possono essere facilmente manipolati e permettono di modificare parametri come la luminosità ed il contrasto dell’immagine, facilitando notevolmente l’individuazione di eventuali mastopatie, senza impiegare ulteriori radiazioni per ottenere l’immagine desiderata.
Limiti della mammografia
La mammografia è l’esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia; le cause possono essere relative al tumore stesso (troppo basso contrasto intrinseco nei confronti dei tessuti circostanti), alla scarsa qualità della mammografia, al mancato riconoscimento da parte del radiologo.
I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto “denso”, nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.
Autoesame del seno
Introduzione
Il rischio di tumore al seno cresce con l’età. Sistima che l’80% dei tumori mammari colpisca le donne dai 50 anni in su, mentrenelle adolescenti e nelle ventenni l’incidenza è ancora relativamente bassa.Gli uomini, invece, hanno un rischio estremamente basso di tumore al seno,paragonato alle donne.
Una piccola fetta dei tumori mammari è di natura genetica.Finora, due sono i geni collegati al tumore mammario ereditario: BRCA1 e BRCA2.All’interno di famiglie che si sono già trovate con un problema del genere, ilgene può essere trasmesso direttamente in generazione in generazione,attraverso la linea maschile o quella femminile. Questo chiaramente non vuolenecessariamente dire che se un parente ha avuto un tumore al seno in famiglia c’èil pericolo di una trasmissione ereditaria.I seni delle donne cambiano notevolmente nel tempo,dovuti a fattori quali sbalzi ormonali, mestruazioni, gravidanze, allattamento emenopausa.
Le donne dovrebbero sapere, quindi, cosa può essere giudicato comeun normale cambiamento e cosa no. Individuare precocemente un cambiamento vuoldire che una qualsiasi terapia può avere una riuscita senz’altro migliore.
Ogni mese il seno delle donne si prepara ad una gravidanza eall’allattamento; spesso si allarga e diventa più soffice prima dellemestruazioni, per poi ritornare allo stato normale. Dopo la menopausa il tessutomammario cambia ancora. Diventa meno denso e più grasso, rendendo così i senipiù soffici. Le donne più anziane possono perfino ritrovarsi dei seni piùpiccoli.
Simili cambiamenti sono piuttosto normali. Comunque, se doveste sentire onotare un qualsiasi cambiamento strano al seno, rivolgetevi al vostro medicocurante per ulteriori esami.
Cosa fare
Esaminate il vostro seno una volta al mese, preferibilmente appena finito il ciclo oppure, se non avete più mestruazioni, lo stesso giorno di ogni mese. L’esame va effettuato in due modi: guardandosi allo specchio e palpandosi.
Guardandosi allo specchio:
- braccia lungo il corpo, avvicinatevi allo specchio e osservate bene qualsiasi cambiamento;
- alzate le braccia lentamente al di sopra della testa e voltatevi per osservare il profilo;
- con le mani sui fianchi mettete in tensione i muscoli del seno;
- questo permetterà di notare di più qualsiasi cambiamento;
- osservate il seno da ogni angolo, di lato e sotto; chinatevi in avanti e osservatene la forma.
Autopalpazione
- L’autopalpazione può essere effettuata stendendosi oppure con una mano insaponata durante il bagno o la doccia;
- palpare un seno alla volta: usando la mano opposta al seno che si sta esaminando, premere piano con le dita;
- facendo un movimento circolare coprire l’intera area del seno dall’ascella fino a sopra, nella parte centrale e sotto per terminare con l’esame attorno e sopra al capezzolo;
- è importante palpare intorno alla clavicola e all’ascella (dove si trovano i linfonodi) per qualsiasi ingrossamento
Cosa notare
- Qualsiasi cambiamento strano nella forma o nella grandezza dei seni
- Se un seno è diventato più piccolo dell’altro
- Un cambiamento di colore della pelle o eruzione cutanea
- Pelle raggrinzita o a buccia d’arancia
- Un capezzolo che abbia cambiato posizione o forma
- Un nodulo o un ispessimento all’interno del seno o dell’ascella
- Un’eruzione cutanea attorno al capezzolo
- Perdite da uno o entrambi i capezzoli
- Dolore costante in una parte definita del seno
Se notate qualsiasi cambiamento strano, contattate il vostro medico generico per un appuntamento.
ATTENZIONE: l’autoesame da solo non è adeguato a prevenire il cancro mammario ed è utile solo in aggiunta alla mammografia e ai controlli clinici con gli specialisti.
Ricordate inoltre che nove noduli su dieci non sono cancro.
Tumore del seno: prevenzione e diagnosi precoce
Il carcinoma mammario è il cancro più diffuso e la seconda causa di morte per tumore tra le donne. Purtroppo, si riscontra un lieve ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo.
Le donne devono essere consapevoli dell’importanza della prevenzione e del fatto che la diagnosi precoce può essere l’unico modo per fronteggiare adeguatamente l’insorgenza del carcinoma mammario: è importante conoscere le tecniche di autopalpazione e sottoporsi – dai 25 anni in poi – a esami medico-diagnostici specifici, quali la visita senologica e la mammografia.




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