SINDROME METABOLICA: GLI EFFETTI BENEFICI DEL CALCIO IN MENOPAUSA

Presente soprattutto nelle ossa, nei denti, nei tessuti molli, nel sangue e nei liquidi intra ed extra-cellulari, il calcio è il minerale più abbondante dell’organismo e svolge funzioni importantissime non solo come sostegno strutturale ma anche in alcune funzioni biologiche come la conduzione nervosa, la contrazione muscolare, l’adesività delle cellule, la mitosi e la coagulazione del sangue. Recenti ricerche hanno anche dimostrato il ruolo positivo di questo minerale nel ridurre la massa adiposa, l’indice di massa corporea, la circonferenza addominale e la pressione sanguigna. Un micronutriente fondamentale che in natura si trova in diversi tipi di alimenti quali latte, yogurt, formaggio, verdure a foglia verde, fagioli, piselli, sardine, salmone, mandorle. L’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari – Area Integratori Alimentari) segnala in quest’ambito uno studio pubblicato su Menopause che conferma che un’elevata assunzione di calcio nelle donne in post-menopausa, può avere effetti favorevoli non solo sull’osteoporosi ma anche nel prevenire la Sindrome Metabolica. 

Lo studio* ha coinvolto un totale di 9.341 partecipanti (4.118 uomini, 3.359 donne in premenopausa, e 1.864 in post-menopausa) con l’obiettivo di analizzarne le abitudini alimentari (livelli di assunzione di macro e micronutrienti) e alcuni parametri biochimici (trigliceridi totali e colesterolo) ed antropometrici (BMI, peso e circonferenza vita). Dall’analisi dei risultati è emerso che l’apporto di calcio e l’energia totale introdotta erano significativamente più alti nei soggetti di Lo studio* ha coinvolto un totale di 9.341 partecipanti (4.118 uomini, 3.359 donne in premenopausa, e 1.864 in post-menopausa) con l’obiettivo di analizzarne le abitudini alimentari (livelli di assunzione di macro e micronutrienti) e alcuni parametri biochimici (trigliceridi totali e colesterolo) ed antropometrici (BMI, peso e circonferenza vita). Dall’analisi dei risultati è emerso che l’apporto di calcio e l’energia totale introdotta erano significativamente più alti nei soggetti di sesso maschile. Tra le donne tali valori risultavano più bassi nei soggetti in post-menopausa rispetto a quelli in pre-menopausa. E’ importante notare che, tra le donne in menopausa, quelle che assumevano una quantità maggiore di calcio presentavano un rischio più basso di sviluppare la Sindrome Metabolica rispetto a quelle che ne consumavano meno. Tale correlazione è risultata riconducibile principalmente ad un effetto favorevole del calcio sul profilo lipidico ed in particolare sui trigliceridi e sul colesterolo HDL. I ricercatori hanno quindi concluso che un’elevata assunzione giornaliera di calcio potrebbe aiutare le donne a ridurre il rischio di essere affette da sindrome metabolica. 

 * Geum Joon Cho, Hyun Tae Park, Jung Ho Shin, Jun Young Hur,Young Tae Kim, Sun Haeng Kim, Kyu Wan Lee, and Tak Kim. “Calcium intake is inversely associated with metabolic syndrome in postmenopausal women”, Korea National Health and Nutrition Survey, 2001 and 2005, Menopause, Vol. 16, No. 5, 2009

Giro di…taglia – Parte la campagna dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica

25 Feb 2010  
A cura di Severina Cantaroni

In Italia il 50% degli uomini e il 34% delle donne è in sovrappeso: una fetta considerevole di popolazione, tuttora in crescita, che rischia di sviluppare obesità, fattore di rischio per disturbi e patologie gravi. Un giro vita superiore agli 88 cm nelle donne e ai 102 cm negli uomini, può favorire l’insorgere di malattie cardiovascolari. Un’emergenza sociale che richiede un intervento concreto.

Proprio per questo ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) ha realizzato con il contributo di GSK CH il Giro di … taglia, una campagna itinerante gratuita che dal 1 marzo misurerà l’indice di massa corporea (BMI) e il giro vita degli italiani, fornendo consigli e indicazioni per perdere peso in modo sano ed equilibrato.

Obiettivo dell’iniziativa Giro di … taglia è, infatti, sensibilizzare la popolazione sul problema del sovrappeso, fornendo allo stesso tempo gli strumenti più corretti, semplici ed efficaci per perdere i chili di troppo.

Un camper attrezzato e facilmente riconoscibile grazie al logo della campagna, girerà l’Italia da Nord a Sud, con tappe quotidiane nelle piazze di 13 città.
A bordo, collaboratori ADI eseguiranno controlli gratuiti e saranno a disposizione per dare informazioni e consigli su come A bordo, collaboratori ADI eseguiranno controlli gratuiti e saranno a disposizione per dare informazioni e consigli su come dimagrire in modo sano e duraturo: le misurazioni dell’indice di massa corporea (BMI) e del giro vita servono a sapere con precisione quanto si è in sovrappeso e consentono di affrontare una strategia dimagrante in modo consapevole migliorando le proprie abitudini, a tavola e non solo.

“Anche una piccola perdita di peso del 5-10% comporta un miglioramento significativo della salute fisica e del benessere psicologico. I cambiamenti dello stile di vita sono certamente un mezzo efficace per prevenire e curare l’obesità e le patologie metaboliche correlate”, spiega il Professor Giuseppe Fatati, Presidente ADI.

Queste le 13 tappe del “Giro di … taglia”:
- Asti (01/03)
- Brescia (02/03)
- Treviso (03/03)
- Parma (04/03)
- Ascoli Piceno (05/03)
- Cosenza (08/03)
- Catania (09/03)
- Napoli (10/03)
- Bari (11/03)
- Latina (12/03)
- Terni (15/03)
- Grosseto (16/03)
- Genova (17/03).

ADI (Associazione Italiana di dietetica e nutrizione clinica) è un’associazione senza fini di lucro nata con lo scopo di promuovere e sostenere tutte le iniziative scientifiche, culturali e didattiche che possono interessare la Scienza dell’Alimentazione in ogni suo aspetto.

Mineralografia Ossea Computerizzata

 

Che cos’è

La Mineralografia Ossea Computerizzata o MOC è un esame che permette di studiare la densità delle ossa.

A che serve

Consente di valutare la quantità di calcio in esse presente, riscontrandone l’eventuale fragilità, segno tipico dell’osteoporosi.

Come si esegue

Del tutto indolore, la MOC include oggi tre diverse tecniche che si sono succedute e perfezionate nel tempo e che sfruttano tutte lo stesso principio: una sorgente radioattiva emette un fascio di fotoni (particelle luminose) che perdono energia quando attraversano i tessuti. Tale raggio perde tanta più energia quando più è densa la massa dell’osso che si trova a dover attraversare. La MOC può essere effettuata in tre diverse parti del corpo: a livello della colonna vertebrale, soprattutto nella parte lombare, cioè in quella più bassa della schiena; nel femore; in un braccio (a livello dell’osso chiamato “radio”).

Valerio Boschi, specialista

in medicina termale, Direttore

Sanitario Terme di

Sirmione - valerio.boschi@

termedisirmione.com

 

E’ nota sin dall’antichità l’efficacia dei fanghi in campo reumatico: già nell’antico Egitto si curavano

alcuni malanni massaggiando il corpo con il limo del delta del Nilo, esponendosi successivamente

al sole. Anche i Romani facevano largo uso della fangoterapia.

Oggi, alle soglie del terzo millennio, il ruolo del termalismo nelle malattie reumatiche è ampiamente convalidato e le cure sono rimborsate dallo stesso Sistema Sanitario Nazionale.

In Italia sono 5 milioni e mezzo le persone che soffrono di patologie reumatiche, più dell’10% della popolazione. Tra queste la più diffusa è l’artrosi, che colpisce il 69% dei pazienti reumatici, per un totale di 4 milioni di malati. L’artrosi è fra le malattie croniche più comuni e la causa di disabilità più frequente nell’anziano.

Un valido aiuto nella cura di questa patologia viene dato dalla terapia termale con la fangoterapia: le

acque tra le più indicate a curare le patologie reumatiche sono le acque sulfuree salsobromoiodiche.

Il fango sulfureo-salsobromoiodico agisce soprattutto tramite il meccanismo classico dello zolfo, con azioni dirette sui tessuti delle articolazioni, sul tono dei muscoli e dei tendini. Lo iodio e il bromo sono utili soprattutto nelle forme infiammatorie.

“Il controllo del dolore, il rallentamento del processo degenerativo della malattia e il miglioramento delle limitazioni funzionali sono i principali effetti legati ai cicli di cure termali”, spiega il dottor Valerio Boschi, Direttore Sanitario di Terme di Sirmione. “In particolare l’applicazione dei fanghi ha un effetto antalgico immediato e sul lungo periodo questa cura permette di tollerare meglio il dolore.”

“Il meccanismo d’azione e i conseguenti benefici della fangoterapia nel trattamento dell’artrosi si esplicano su un duplice livello”, prosegue il dottor Boschi.

Sul piano fisico abbiamo l’azione del calore (termoterapia) del fango, applicato a 47-50°C. Il calore favorisce la vasodilatazione e di conseguenza una migliore circolazione sanguigna in tutto l’organismo e quindi anche a livello delle articolazioni. Facilita inoltre l’assorbimento degli elementi biochimici presenti nel fango. L’altro livello su cui si esplica l’azione del fango è infatti di tipo chimico.”

“Integrare, a seconda delle fasi della malattia, le cure tradizionali come quella farmacologia e la fisioterapia ad uno, o meglio, due cicli annuali di cure termali può costituire un valido approccio

Multidisciplinare alla gestione della malattia reumatica” conclude il dottor Boschi. “I vantaggi per il

paziente sono significativi: riduzione della necessità di assumere farmaci, di effettuare esami e quindi complessivamente un sensibile miglioramento della qualità della vita.”

 

Malattie reumatiche: ne soffre un italiano su 10 per un totale di 5 milioni e mezzo di malati.

Un aiuto anche dalle cure termali.

 

Ottobre è il mese delle malattie reumatiche, che in Italia interessano ben il 10% della popolazione, per un totale di 5 milioni e mezzo di malati. Le cure termali rappresentano un valido presidio di supporto alla tradizionale terapia farmacologica e riabilitativa, in un approccio integrato alla cura di questi disturbi. I fanghi di Terme di Sirmione, con la loro preziosa composizione sulfurea-salsobromiodica, sono particolrmente indicati per il trattamento delle malattie reumatiche. I benefici maggiori sono assicurati proprio dalla ricca presenza di zolfo e degli altri sali minerali che  li caraterizza..

 

Sirmione, ottobre 2008 – Ottobre, mese “caldo” per le malattie reumatiche. Molti gli appuntamenti in calendario - dalla Giornata Nazionale del Malato Reumatico (domenica 12) all’annuale Congresso della Società Italiana di Reumatologia (Venezia, dal 15 al 18) alla Giornata Mondiale dell’Osteoporosi (lunedì 20). Tanto interesse e sensibilità rispetto a queste patologie non deve stupire, dal momento che a soffrirne nel mondo sono oltre 300 milioni di persone, di cui ben 5 e mezzo solo in Italia, pari a un incidenza del 10% rispetto alla popolazione totale.

 

La più diffusa tra le malattie reumatiche è l’artrosi, che colpisce il 69% dei pazienti reumatici (per un totale di 4 milioni di malati). L’artrosi è fra le malattie croniche più comuni e la causa di disabilità più frequente nell’anziano. Si stima che i costi totali per la gestione di questi pazienti si aggiri intorno ai 6,5 miliardi di euro all’anno. E’ stato inoltre calcolato che circa il 10-15% di tutte le visite ambulatoriali svolte dai Medici di Medicina Generale siano dedicate proprio all’artrosi[1].

 

Un valido aiuto nella cura delle malattie reumatiche e dell’artrosi in particolare, viene dato dalla terapia termale. “L’efficacia dei trattamenti termali in campo reumatologico è nota sin dall’antichità”, spiega il Dottor Valerio Boschi, Direttore Sanitario di Terme di Sirmione. “La cura con i fanghi risale a molti secoli fa: già nell’antico Egitto si curavano alcuni malanni massaggiando il corpo con il limo del delta del Nilo ed esponendosi successivamente al sole. Anche i Romani facevano largo uso della fangoterapia.” Oggi, alle soglie del terzo millenio, il ruolo del termalismo nelle malattie reumatiche è ampiamente convalidato e le cure sono rimborsate dallo stesso Sistema Sanitario Nazionale.


[1] Fonte ANMAR, Associazione Italiana Malati Reumatici

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Osteoartrite:
con una molecola
si può prevedere

Individuare i marker predittivi dell`osteoartrite grave: un nuovo studio è stato il primo a individuare i marker della patologia dai livelli di VCAM-1 (molecola di adesione delle cellule vascolari-1) presenti nell`organismo. Lo studio, guidato da Georg Schett dell`Università di Erlangen-Norimberga di Erlangen, in Germania, verrà pubblicato nel numero di agosto di Arthritis & Rheumatism.

L`osteoartrite, caratterizzata da dolore, perdita della funzione articolare e riduzione della mobilità articolare e della forza muscolare, è il più comune disturbo nel mondo e rappresenta una delle principali cause di disabilità. A differenza della maggior parte di altre patologie molto diffuse, poco si sa sulle sue origini e su quei fattori che possono prevederne lo sviluppo.

Lo studio ha coinvolto 912 individui sani di Brunico (Italia) 60 dei quali sottoposti a intervento chirurgico all`anca o al ginocchio a causa dell`osteoartrite grave. Dalle analisi del sangue dei soggetti è risultato che i livelli di VCAM-1 erano molto elevati nelle persone che avevano subito l`operazione all`anca o al ginocchio, ed erano massimi nelle persone che avevano subito la sostituzione di entrambe le articolazioni. “Il livello di VCAM-1 è emersa dunque come un importante predittore di rischio di grave osteoartrite”.

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Disturbi d’ansia e attacchi di panico

 

Sempre più persone in Italia oggi soffrono di attacchi di panico. Più di 600.000 persone quando devono affrontare situazioni particolari, come l’auto, l’aereo, luoghi affollati (es. il supermercato), luoghi isolati (es. l’ascensore)…. ecc. vanno letteralmente in tilt, scoprendosi spaventati, senza un motivo oggettivo, se non la paura della crisi. I sintomi che possono comparire sono sia fisici che psicologici:

  • difficoltà di respirare;
  • palpitazioni;
  • dolori al torace o senso di malessere;
  • sensazioni di soffocamento;
  • vertigini;
  • sudorazione;
  • vampe di calore;
  • tremore;
  • paure legate a certe situazioni;
  • ansia incontrollabile;
  • sensazione di irrealtà;
  • intorpidimento;

In altri termini, le persone hanno paura di impazzire, o di avere un attacco cardiaco, o che qualcuno le scopra malate. E’ un sentimento molto angosciante e fonte di grande tormento, per chi ne soffre. Il rischio in questi casi è di vivere confinati in casa, sempre più limitati nella propria attività, ma anche in balia di una pastiglia, tenuta vicino e assunta ripetutamente in caso di bisogno. Ma la paura di essere scoperti resta immutata, non basta sapere di avere questo problema per risolverlo o tenerlo sotto controllo. In questi casi gli esami medici sono sempre regolari, non giustificano la paura ad esempio di non poter più respirare, o di aver un infarto, o comunque di morire. Solitamente è molto lungo il percorso che porta a comprendere la natura emotiva di questo problema.

Il ricorso esclusivo ai medici, alle pastiglie, alle gocce, è sicuramente più semplice nonché indispensabile nelle urgenze o in situazioni particolari, ma non serve ad eliminare i motivi più profondi che si nascondono dietro a questi sintomi. Certo non è facile accettare di avere un problema di natura psicologica, perché spesso problema psicologico suona come “pazzo”, pur essendo qualcosa di diverso. A tutti può capitare di essere in difficoltà nel risolvere un conflitto, o nel prendere certe decisioni, o nel portare avanti determinate scelte. Ci sono momenti in cui si è in crisi e non sempre si riesce a risolvere la crisi da soli, in tempi ragionevoli. Per fare alcuni esempi, è noto che situazioni di grande tristezza fanno sentire il nodo alla gola, o che le situazioni d’esame possono suscitare le palpitazioni. In questi casi conosciamo la causa del problema, e sappiamo che passerà presto. E’ importante quindi sapere che anche gli attacchi d’ansia, o di panico, sono guaribili. Solitamente, come negli esempi citati, i disturbi d’ansia nascondono altri problemi, o difficoltà. Emblematico in particolare è notare che queste persone, a fianco di pensieri rimuginati presentano emozioni esplosive/ipnotizzate.

Ne derivano pensieri che non si possono sentire ed emozioni che non possono essere comprese e significate. Con la nascita del sintomo, inizia la ricerca di un’autoterapia, ad esempio leggendo serie infinite di libri o pazientando di giorno in giorno. Questa ricerca affannosa sembra non avere mai fine, fino alla rottura del sentimento di autonomia, con l’irruzione di vincoli di dipendenza, all’interno di relazioni intense e faticose da reggere. Talvolta l’esordio è successivo a eventi realmente pericolosi, sentiti come mortiferi, ma la sensazione poi dilaga in modo imprevedibile. In questi casi è opportuno seguire una psicoterapia, che può aiutare la persona a capire e a risolvere l’origine particolare del suo sintomo.

E prima si interviene, prima è possibile trovare una soluzione. I risultati dimostrano che in disturbi come questo la collaborazione medico - psicologo è fondamentale per guarire. In fondo è un disturbo di questo tempo, di questa età moderna, così complessa, così frenetica, così amante delle magiche soluzioni, a volte così difficile da vivere.

 

Pillola del giorno dopo addio: arriva quella dei cinque giorni dopo

 

La pillola del giorno dopo rischia di dover andare in pensione, sostituita dalla pillola dei 5 giorni dopo.

Si chiama Ulipristal, può essere assunta fino a cinque giorni dopo il rapporto sessuale non protetto e garantisce la sua efficacia proprio come il tradizionale Levonorgestrel, noto come “pillola del giorno dopo”, che va assunto al massimo entro le 24 ore.

Uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sul Journal of Obstetrics and Ginecologics dà il via libera negli States a questa nuova pillola anticoncezionale d’emergenza: la sperimentazione su un campione di 1241 donne è andata a buon fine, mostrando una percentuale di successo pari al 97,9%, con il rischio di effetti collaterali già noti come emicranie, dolori addominale, nausea.

A questo punto la Food and Drug Administration americana approverà la messa in commercio  della pillola di ultima generazione che sui banchi delle farmacie di Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania è già disponibile e arriverà presto anche in Italia.

In Gran Bretagna l’ulipristal è utilizzata già da un anno e la studiosa Anna Glasier ha confrontato la sua efficacia con quella del levonorgestrel su 1700 donne. Pubblicati su The Lancet, i risultati di questa analisi non hanno lasciato dubbi: le gravidanze che la pillola del giorno dopo non era riuscita a scongiurare erano 22 contro le 15 del gruppo che aveva assunto la nuova pillola.

Questo metodo è ancora più efficace del precedente”, ha concluso la Glasier.

Ma come agisce la nuova pillola? Secondo i suoi creatori agisce esattamente come il levonorgestrel ritardando l’ovulazione e, quindi, prevendo la fecondazione.

Inutile sperare che in Italia l’arrivo dell’ulipristar non venga accompagnato da una ridda di opinioni etico-morali: già ci si domanda se è possibile che, entro i cinque giorni, l’ovulo non sia già stato fecondato e se, quindi, la pillola non impedisca il suo impianto nell’utero agendo alla stregua di un farmaco abortivo.

Quel che è certo è che l’ulipristar non ha nulla a che vedere con la pillola abortiva Ru486 e che il problema davvero urgente riguarda l’informazione sulla contraccezione che deve raggiungere la popolazione di giovanissime.

Gli ultimi dati sulla contraccezione e il sesso tra i giovani italiani ci ricordano che le under 20 non usano metodi contraccettivi e chiedono il levonorgestrel anche quattro o cinque volte l’anno. In pratica, lo utilizzano come un contraccettivo abituale e non come metodo da usare in caso di emergenza.

Affezioni comuni del cuoio capelluto

Forfora (pitiriasis simplex capitis)

La forfora insorge normalmente fra i 10-25 anni e migliora spontaneamente verso i 45-55; può tuttavia persistere fino alla vecchiaia. E’ causata da un accelerato ricambio delle cellule epidermiche che, a causa dell’aumento di velocità di migrazione, non riescono a raggiungere la completa maturazione prima di distaccarsi. Si formano pertanto delle squame bianche o grigiastre (ammassi di cellule cornee), localizzate in chiazze sparse o, più spesso, diffusamente distribuite su tutto il cuoio capelluto. Il prurito è scarso o assente. A causa della irregolare disposizione delle cellule cornee nella forfora, a differenza di quanto comunemente si ritiene, lo strato corneo è più permeabile di quello di un cuoio capelluto normale e occorre pertanto tenerne conto per evitare l’assorbimento indesiderato di sostanze farmacologicamente attive applicate localmente in lozione.

Le cause sono sconosciute e, in particolare, oscura rimane un’ipotetica influenza ?androgena? suggerita da alcuni Autori. Neppure hanno fondamento scientifico le spesso citate responsabilità dell’apparato digerente e in particolar modo del fegato. Più interessante appare il dato, scientificamente accertato, che, nelle squame e fra i capelli dei soggetti con forfora è spesso presente in quantità massiva un micete (fungo), il Pityrosporum ovalis, il cui ruolo patogenetico non è tuttavia mai stato definitivamente chiarito. La forfora può comunque anche essere presente in assenza di elevati quantitativi di Pityrosporum per cui l’opinione più seguita è che non sia il micete responsabile della forfora ma che, al contrario, in molti casi un cuoio capelluto con forfora costituisca un terreno favorevole al suo sviluppo. Clinicamente si distinguono una pitiriasi secca o semplice, nella quale il cuoio capelluto è coperto da piccole squame molto fini, di facile distacco, che ricoprono gli abiti, con cute normale e modesto prurito, da una pitiriasi grassa o steatoide, nella quale squame più grosse, untuose e giallastre, aderiscono ad un cuoio capelluto talvolta leggermente eritematoso e trasudante; anche in questo caso il paziente può riferire leggero prurito.

Seborrea

Si intende con questo termine l’aumento eccessivo della produzione di sebo per età e sesso dell’individuo. In molti casi è tuttavia il paziente che, per una sua personale valutazione estetica, riferisce di avere seborrèa in assenza di un reale riscontro clinico. I soggetti con calvizie si lamentano spesso dell’untuosità del cuoio capelluto ma, in realtà, si tratta solo di un effetto ?ottico? causato dall’assenza dei capelli dato che, anzi, alla riduzione di volume dei follicoli piliferi si associa generalmente un analogo fenomeno (involutivo) a carico delle ghiandole sebacee. Nella donna tale condizione può essere invece, in qualche caso, correlata ad un’aumentata produzione di ormoni androgeni e/o prolattina.

Se la seborrea si associa a forfora la formazione di squame giallastre, untuose, prende il nome di pitiriasi steatoide.

Sia la seborrea che l’alopecia androgenetica sono legate ad alterata attività androgena ma non esiste un rapporto fra le due condizioni. Tuttavia il ristagno di sebo, ricco di androgeni (come riferito in altra parte del testo l’androstandiolo non è inattivo come in precedenza ritenuto), potrebbe portare alla formazione di un ?unguento? nocivo per i capelli.

Inoltre, nei casi in cui il paziente riferisce periodiche poussées di seborrea e caduta, è verosimile che in quel momento si sia temporaneamente verificata o un’alterata produzione all’origine, gonadi e surreni, o un alterato utilizzo degli androgeni da parte delle cellule della matrice del pelo e di quelle della ghiandola sebacea (forse per attivazione del citocromo P450, indispensabile per l’attività enzimatica che permette il metabolismo del colesterolo ad ormoni steroidei): i due effetti sono pertanto spesso contemporanei ma non l’uno conseguenza dell’altro.

Dermatite Seborroica

E’ un’affezione molto comune caratterizzata dalla presenza di squame giallastre e untuose che, a differenza della pitiriasi steatoide, si associano ad eritema del cuoio capelluto, a piccole formazioni crostose e a prurito spesso intenso. Sono spesso interessate anche altre zone, solchi naso-genieni, sopracciglia, ciglia, condotto auricolare esterno, regione retroauricolare, zona centrotoracica e margine d’inserzione frontale del cuoio capelluto (che interessando la cute della parte alta della fronte fino anche a più di un terzo, porta alla formazione della cosiddetta ?corona seborroica?).

Nella dermatite seborroica, la cui causa è sconosciuta, l’incremento del Pityrosporum ovale è maggiore rispetto a quanto descritto per la forfora mentre la velocità di secrezione sebacea non è necessariamente aumentata e può, anzi, in taluni casi, essere diminuita. La composizione qualitativa del sebo è invece modificata: alla riduzione di trigliceridi, squalene e cere esterificate si contrappone l’aumento degli acidi grassi e del colesterolo (con conseguente formazione di prostaglandine - soprattutto PGE2 - attivazione del turn-over cellulare per attivazione dell’adenilciclasi di membrana, attivazione della glicolisi e infine incremento della moltiplicazione cellulare - in modo non dissimile da quanto presunto per la forfora).

Psoriasi

E’ una malattia cutanea geneticamente determinata con penetranza variabile (non tutti i componenti di una famiglia manifestano cioè la malattia o la presentano a vari livelli di gravità) che si evidenzia, sul cuoio capelluto, con chiazze roseo-rossastre coperte da cumuli compatti di squame color bianco-argenteo.

Nelle forme più gravi tutto il cuoio capelluto può essere coperto (psoriasi a ?calotta? o a ?caschetto?) ma l’estensione oltre il margine di inserzione dei capelli è inferiore rispetto alla dermatite seborroica. Il prurito è nella maggioranza dei casi poco pronunciato.

Generalmente non c’è perdita dei capelli dato che, anche qui, come nelle affezioni precedentemente descritte, la papilla germinativa e la matrice del pelo si trovano più profondamente e non sono quindi disturbate dal problema cutaneo di superficie.

Solo di rado si assiste, a livello delle chiazze psoriasiche, ad un incremento del defluvium in telogen senza tuttavia che si associno fenomeni involutivi del follicolo pilifero. L’associazione di aumentato flusso ematico locale ad anomalie della cheratinizzazione cellulare determina in genere un’aumentata penetrazione delle sostanze applicate sul cuoio capelluto e conseguentemente una maggiore possibilità di assorbimento (penetrazione nei vasi sanguigni e relativi eventuali effetti collaterali).

Trattamento

Prima di intraprendere la terapia sarà opportuno effettuare una diagnosi precisa. In caso di impossibilità clinica il dubbio fra dermatite seborroica e psoriasi potrà essere risolto da un esame istologico (nella psoriasi: ipercheratosi con paracheratosi focale, pustole spongiformi, leucociti polimorfonucleati nell’epidermide, ascessi di Munro-Sabouraud - sterili - all’interno dello strato corneo, papillomatosi, incremento emodinamico con creazione di shunt artero-venosi etc; nella dermatite seborroica : acantosi irregolare con strato corneo sottile orto e paracheratosico, spongiosi, vescicole spongiotiche, exocitosi dei linfociti). Trattare ad esempio una dermatite seborroica o una psoriasi come ?forfora? porterà inevitabilmente ad un fallimento terapeutico con aggravamento dello stato ansioso del paziente. Riteniamo opportuno sottolineare che la diagnosi e il trattamento della psoriasi e della dermatite seborroica sono di competenza esclusivamente sanitaria e che quindi sono assolutamente da evitare ?tentativi terapeutici? (con sostanze farmacologiche) non consigliate da medici.

Terapia locale
Le sostanze più conosciute e impiegate sono l’acido salicilico, i catrami vegetali e minerali, il solfuro di selenio, lo zinco piritione, i cortisonici, gli imidazolici e in generale gli antifungini, lo zolfo, gli antiandrogeni, il glicole propilenico.

  1. Acido salicilico
    Potente cheratolitico (a concentrazione superiore al 3%), viene utilizzato per la rimozione delle squame ma, prima di usarlo, sarà opportuno valutare strutturalmente i capelli per evitare di danneggiarli.
  2. Catrami:
    Il catrame costituisce la frazione oleosa del liquido condensabile prodotto per distillazione secca (fuori dal contatto con l’aria) di sostanze organiche. I catrami vengono classificati in tre gruppi principali:

    • catrami vegetali (dal legno di pino, abete, larice, ginepro, betulla, faggio, tiglio etc): attività antibatterica, antiprurito, antiinfiammatoria;
    • catrami di schisti bituminosi (per distillazione frazionata degli schisti bituminosi, che contengono un’elevata percentuale di resti di pesci fossili), attività antiseborroica, riducente (rallentamento della velocità riproduttiva delle cellule dell’epidermide), antiinfiammatoria;
    • catrami di carbon fossile (coaltar): attività riducente e antiseborroica.

  3. Solfuro di selenio e zinco piritione
    Prevalente azione antimicotica e moderatamente riducente.
  4. Zolfo
    Azione fungicida e antiseborroica; modesta azione cheratolitica e riducente. Recentemente le sue capacità terapeutiche sono state molto ridimensionate.
  5. Imidazolici
    Azione fungicida e moderatamente antibatterica. L’utilizzo topico in adeguato veicolo unisce alla praticità d’uso la praticamente completa assenza di effetti collaterali (fenomeni ?irritativi? di vario genere sono invece frequenti con catrame, zolfo, solfuro di selenio e zinco piritione).
  6. Cortisonici
    Usati in crema, gel o lozione, sono particolarmente attivi sulla componente infiammatoria e sul prurito. I noti effetti di ?rimbalzo? causati dai derivati ?fluorurati? (soprattuto se la sospensione è brusca) ne sconsigliano l’uso quotidiano per periodi prolungati.
  7. Antiandrogeni
    (progesterone, spironolattone, ciproterone acetato, acido azelaico etc):
    Vengono impiegati per ridurre la secrezione sebacea. Anch’essi, come i cortisonici, saranno descritti in maniera più approfondita nel capitolo relativo alla terapia della calvizie. La scarsa reperibilità sul mercato per alcuni di essi in lozioni adatte per il cuoio capelluto ne rende, all’atto pratico, difficile l’utilizzo.
  8. Glicole propilenico: usato in genere come ?veicolo? di sostanze attive possiede in realtà un’attività antimicotica particolarmente specifica per il Pityrosporum ovale.

Terapia generale
La credenza che la seborrea possa essere legata a ?disturbi del fegato? o ad alterazioni dell’assetto lipidico nel sangue è assolutamente priva di fondamento (dato che i grassi che compongono il sebo vengono infatti sintetizzati ex novo direttamente dalla ghiandola sebacea). A seconda dei casi potranno essere utilizzati gli imidazolici, i corticosteroidi e gli antiandrogeni (solo nelle donne con documentato iperandrogenismo).

nte sveglia e
cuore in forma con
8 tazze di tè al giorno
Bastano otto tazze di tè al giorno per un cuore più sano e una mente più sveglia. È quanto emerge dallo studio condotto da Carrie Ruxton,  dietologa e ricercatrice del King`s College di Londra.

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La ricerca, condotta sull’analisi di tre studi che coinvolgevano 90 mila soggetti, ha dimostrato che una dose di 400 mg di caffeina al giorno, pari a otto tazze di tè, ridurrebbe il rischio di malattie cardiovascolari e determinerebbe un miglioramento dell’ efficienza cerebrale. L’obiettivo dello studio sarebbe infatti quello di “sfatare” false convinzioni riguardanti la caffeina:  “Le bevande che contengono caffeina come tè, caffè e cacao - spiega l’esperta - aumentano il grado di attenzione, migliorano le prestazioni mentali e la memoria a breve termine, riducono il livello di colesterolo “cattivo” e determinano un minor rischio di infarto e di ictus”.

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“Chi evita di assumere bibite contenenti caffeina – prosegue Ruxton - si priva degli effetti benefici che esse potrebbero arrecargli”: il tè nero, per esempio, contiene polifenoli, sostanze antiossidanti che proteggono dai danni provocati dai radicali liberi. La ricercatrice sostiene perfino che i genitori non dovrebbero impedire ai propri figli di bere tè e caffè, perché, a suo dire “per certi versi sono meglio del succo di frutta”.

Data: 16-11-2009
Autore: Nadia Comerci