TUMORI. COLON RETTO, IN ITALIA COLPITE 35 MILA PERSONE L’ANNO
AL VIA LA CAMPAGNA DI PREVENZIONE AISTOM-AIOM: -50% I DECESSI
(DIRE - Notiziario Sanita’) Roma, 23 mar. - Forti disomogeneita’ regionali, scarsa copertura e basse adesioni ai programmi di screening per il tumore del colon-retto, il terzo tumore maligno per incidenza e mortalita’ che in Italia colpisce circa 35.000 persone ogni anno con un picco di incidenza dai 55 anni in su.

Eppure oggi vi sono ottime possibilita’ di guarigione purche’ si scopra la malattia in stadio precoce. In questo contesto, Aistom (Associazione italiana stomizzati) e Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), con il patrocinio del ministero della Salute e della Favo (Federazione italiana delle associazioni do volontariato in oncologia) e il sostegno incondizionato di Roche, annunciano l’avvio di una campagna di sensibilizzazione sul tumore del colon-retto. Obiettivo: diffondere maggiore informazione sulla patologia e sull’importanza della diagnosi precoce.

Sintomi poco evidenti e spesso identificati quando il tumore e’ in fase avanzata: il tumore al colon-retto e’ una patologia difficile, ma gli screening diagnostici sono in grado di identificare oltre il 75% dei tumori del colon-retto e le ricerche dimostrano che il 50% delle morti puo’ essere evitato proprio grazie alla diagnosi precoce e ai trattamenti oggi disponibili. L’Italia e’ pero’ ancora indietro: bassa l’estensione effettiva dei programmi di screening colorettale (oggi circa al 50%) con un’adesione della popolazione a rischio al di sotto del livello accettabile (45%).

Forti le disomogeneita’ regionali con un picco di copertura al Nord (74%) seguita dal Centro (56%) e solo un 16% nel Sud e nelle Isole (dati Osservatorio Nazionale Screening). L’obiettivo dell’iniziativa, sottolinea il professor Giuseppe Dodi, presidente Aistom “e’ quello di informare tutta la popolazione e sensibilizzare soprattutto le categorie a rischio per far comprendere quanto sia importante sottoporsi agli esami diagnostici, quale il sangue occulto nelle feci”. Strumento cardine della Campagna sara’ un gazebo posto nelle piazze centrali di alcune citta’ con un gonfiabile che riproduce il colon-retto, all’interno del quale si potra’ conoscere meglio questa parte del corpo e le possibili patologie che possono colpirla, e ricevere opuscoli informativi sul tumore del colon-retto e sull’importanza della diagnosi precoce e dello screening. L’informazione viaggera’ anche su internet con il sito www.tumorecolonretto.it, e sui social media, da Facebook a Youtube e Wikipedia. Immagine simbolo della Campagna, un vecchio televisore in bianco e nero che trasmette lo storico Carosello della RAI degli anni Sessanta e Settanta per catturare l’attenzione degli over 50 con un diretto “Ricordi questo? Allora e’ ora di pensare alla prevenzione del tumore del colon retto”.

Prima tappa della Campagna a Palermo. A seguire saranno coinvolte Catania, Bari, Napoli e Roma da maggio a novembre.

Rinite allergica

 

Che cos’è

Anche detta “febbre da fieno”, la rinite allergica è una condizione dovuta all’infiammazione e all’irritazione nasale.
Si distinguono una rinite acuta, se la condizione dura meno di 6 settimane, ed una rinite cronica, se i sintomi sono persistenti.

La rinite appare dopo l’esposizione a particelle presenti nella polvere, nelle muffe, negli animali o nei pollini e a cui alcuni soggetti sono allergici.
La rinite allergica può essere stagionale o perenne: nel primo caso i sintomi si presentano durante i mesi primaverili (da marzo a giugno) e all’inizio dell’autunno; questi sono i mesi durante i quali vi è la presenza di pollini nell’aria. Nel secondo caso, invece, la rinite si protrae per tutto l’anno ed è solitamente legata alla presenza di polvere di casa, animali domestici e muffe. Alcuni soggetti, solitamente colpiti da rinite allergica perenne, sperimentato un peggioramento della condizione durante la primavera e l’autunno per la sopravvenuta presenza dei pollini.

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Allergia ai pollini

 


Ogni anno, nel periodo che va da marzo ad ottobre circa, milioni di italiani soffrono di un’allergia fastidiosa, quella ai pollini. Si tratta di piccole particelle rilasciate nell’aria dalle piante, che giungono, attraverso l’aria inspirata, al naso e alla gola dei tanti allergici, scatenando la rinite allergica.
Purtroppo, a differenza degli altri allergeni, il polline è tra gli allergeni più difficili da evitare, a meno che non si resti chiusi in casa per gran parte dell’anno.

Cos’è il polline

Il polline è il mezzo con cui le piante si riproducono. Queste particelle vengono rilasciate nell’aria affinché si depositino su altre piante, nel terreno o sulla pianta stessa che li rilascia per avviare il processo di riproduzione.
I pollini che più facilmente scatenano reazioni allergiche sono quelli appartenenti a piante senza fiori; spesso questi pollini si ritrovano a chilometri e chilometri di distanza dalla pianta che li ha prodotti e per questo, è chiaro, è molto difficile cercare di evitarne il contatto.

Il bollettino dei pollini

L’allergia ai pollini ha, ovviamente, un andamento stagionale, poiché ogni pianta ha il suo periodo di produzione.
Il bollettino dei pollini può aiutare i soggetti allergici, conoscendo l’allergene che scatena le crisi, ad evitare quanto più è possibile l’esposizione all’agente allergico.
In Italia la stagione di produzione dei pollini comprende nella massima parte i mesi da marzo ad ottobre, con un’alternanza nella presenza dei diversi pollini.

Le tabelle che seguono possono essere d’aiuto per tenere sotto controllo l’andamento delle allergie ai pollini.

NORD
  graminacee betullacee oleacee platanacee
Gennaio 0 0 0 0
Febbraio 0 0 0 0
Marzo 0 1 0 0
Aprile 1 - 2 2 - 3 1 2 - 3
Maggio 3 3 4 2
Giugno 4 0 4 0
Luglio 1 - 2 0 4 0
Agosto 1 - 2 0 0 0
Settembre 2 0 0 0
Ottobre 1 0 0 0
Novembre 0 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

 

NORD
  urticacee fagacee salicacee composite
Gennaio 0 0 0 0
Febbraio 0 0 1 0
Marzo 0 2 3 0
Aprile 0 3 - 4 1 0
Maggio 1 - 2 1 0 0
Giugno 2 - 3 0 0 0
Luglio 4 0 0 1 - 2
Agosto 3 0 0 3
Settembre 1 - 2 0 0 2
Ottobre 0 0 0 1
Novembre 0 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

 

CENTRO
  graminacee betullacee oleacee platanacee
Gennaio 0 0 0 0
Febbraio 1 1 0 0
Marzo 2 2 - 3 1 1 - 2
Aprile 3 - 4 4 2 - 3 3
Maggio 4 3 4 1
Giugno 3 - 4 1 3 0
Luglio 2 0 1 - 2 0
Agosto 1 0 0 0
Settembre 0 0 0 0
Ottobre 0 0 0 0
Novembre 0 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

 

CENTRO
  urticacee fagacee salicacee composite
Gennaio 0 0 0 0
Febbraio 1 - 2 0 1 0
Marzo 3 1 2 0
Aprile 4 3 3 0
Maggio 4 4 0 0
Giugno 4 2 0 0
Luglio 4 0 0 1 - 2
Agosto 2 0 0 4
Settembre 2 - 3 0 0 3
Ottobre 2 - 3 0 0 1 - 2
Novembre 0 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

 

SUD
  graminacee betullacee oleacee platanacee
Gennaio 0 1 - 2 0 0
Febbraio 0 3 0 1
Marzo 1 - 2 2 - 3 0 2
Aprile 3 - 4 0 1 2
Maggio 3 0 2 - 3 1
Giugno 3 0 4 0
Luglio 2 - 3 0 2 - 3 0
Agosto 1 0 1 0
Settembre 1 0 0 0
Ottobre 1 0 0 0
Novembre 0 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

 

SUD
  urticacee fagacee salicacee composite
Gennaio 1 0 0 0
Febbraio 2 - 3 0 1 0
Marzo 4 1 2 0
Aprile 4 3 1 0
Maggio 4 2 0 0
Giugno 4 1 0 0
Luglio 3 - 4 0 0 0
Agosto 1 0 0 2 - 3
Settembre 2 - 3 0 0 3
Ottobre 2 0 0 1 - 2
Novembre 1 0 0 0
Dicembre 0 0 0 0

Legenda
0: presenza nulla
1: presenza minima
2: presenza moderata
3: presenza forte
4: presenza fortissima

 

Data pubblicazione 06/02/2007 0.00.00
Data ultima modifica 08/10/2009 15.00.00
Redazione paginemediche.it

Test allergologici

 

 

Sono milioni gli italiani soggetti ad allergie; alcuni sottovalutano questa condizione perché i loro sintomi sono piuttosto lievi e non incidono fortemente sulla vita quotidiana.
Altri, purtroppo, sperimentano una condizione invalidante, perché costretti a casa o impediti nelle attività lavorativa e ricreativa o nelle relazioni sociali da riniti allergiche e crisi d’asma, da eczemi o dermatiti.
Sono proprio i pazienti appartenenti a questa seconda categoria che necessitano di più del consulto di uno specialista allergologo che potrà aiutarli a risolvere i problemi legati alle crisi allergiche.

Il primo passo verso la diagnosi di allergia è sempre il colloquio con il paziente. L’allergologo cercherà di capire, durante il colloquio, i sintomi della reazione allergica, la loro intensità, la loro frequenza, ma anche in quali occasioni essi si presentano, indagando la vita familiare del paziente, la presenza eventuale di animali domestici in casa, abitudini alimentari e di vita. Il passo successivo consiste nella conferma della condizione allergica e nella ricerca dell’allergene che scatena la crisi.

I due tipi di esami che solitamente vengono condotti per accertarsi della presenza di un’allergia in corso sono i test cutanei e gli esami del sangue.

Tutti possono effettuare test allergologici, adulti e bambini; sarà l’allergologo a decidere quale test è più adeguato all’età e al tipo di allergia sospettata nel paziente, alla sua storia familiare e alla sua storia clinica.

Per quanto riguarda i rischi, ogni test allergologico può, potenzialmente, comportare rischi minimi, ma i test cutanei sono piuttosto sicuri da questo punto di vista. Soltanto in rari casi può verificarsi uno shock anafilattico.

I test cutanei

I test cutanei sono di due tipi: il test percutaneo ed il test intracutaneo.

In un test percutaneo, i sospetti allergeni vengono strofinati o inseriti in una piccola incisione sulla pelle del paziente, solitamente quella dell’avambraccio; il test è condotto per più allergeni contemporaneamente e reazioni quali gonfiore moderato ed arrossamento rivelano la reazione agli allergeni presi in considerazione.

In un test intracutaneo, invece, l’allergene viene iniettato direttamente sotto pelle; si tratta di un esame molto più sensibile e che, per questo motivo, potrebbe anche dare risultati falsati o produrre reazioni sistemiche.

In genere i test cutanei non provocano problemi e non sono dolorosi, anche se un piccolo fastidio può essere avvertito, nei due casi, per il trattamento della pelle nei luoghi di iniezione e di strofinatura.

Il grande vantaggio dei test cutanei è l’immediatezza dei risultati, che giungono dopo circa 20 minuti dall’inizio del test. Bisogna, però, aspettare almeno altri 30 minuti per osservare eventuali reazioni più forti all’allergene, soprattutto se si è effettuato un test intracutaneo.
Talvolta possono presentarsi reazioni ritardate, che tendono a scomparire dopo circa 24-48 ore. In questo caso, però, bisogna comunque comunicarlo al medico.

L’esame del sangue

L’esame del sangue è principalmente volto alla ricerca, nel circolo sanguigno, di anticorpi agli allergeni specifici. Solitamente si effettua un test chiamato RAST (RadioAllergoSorbent Test, cioè test radioallergoassorbente) che cerca la quantità di IgE nel sangue in circolo (la presenza di immunoglobuline E è la conferma di una reazione allergica in atto).

Altri test effettuati sul sangue cercano la quantità di immunoglobuline (elettroforesi sierica) e la quantità di eosinofili (un aumento di eosinofili è un altro indizio a favore di un’allergia in atto).

A differenza dei test cutanei, i risultati dell’esame del sangue richiedono diversi giorni di lavorazione perché il campione di sangue deve essere inviato in un laboratorio specialistico per essere analizzato e i risultati inviati al medico che ha effettuato il prelievo.

Altri esami

Vanno ricordati anche altri due tipi di test, il test di provocazione ed il test di eliminazione.

Il primo implica l’esposizione del paziente al sospetto allergene, sempre sotto stretto controllo medico, in quanto questo esame potrebbe provocare una reazione severa, se non addirittura uno shock anafilattico.

Il secondo tipo di esame, invece, consiste nell’eliminare (soprattutto quando si tratta di allergie alimentari, ma anche nei casi di allergie agli animali domestici) per varie settimane la fonte che scatena l’allergia per provare ed avere conferma che sia proprio quello l’allergene che provoca la crisi.
L’esame va effettuato in più sedute, anche perché dovrebbe essere condotto senza che il paziente sappia della sospensione di questo allergene, pena il condizionamento psicologico.

 

Data pubblicazione 06/02/2007 0.00.00
Data ultima modifica 08/10/2009 18.05.00

SANITÀ. L’OMS PROMUOVE L’OMEOPATIA TRA LE MEDICINE TRADIZIONALI
PUO’ ESSERE UTILIZZATA ANCHE NELLE CURE PRIMARIE
(DIRE - Notiziario Sanita’) Roma, 19 mar. - E’ di questi giorni la notizia dell’uscita del memorandum dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) che decreta l’ingresso dell’omeopatia nel gruppo delle medicine tradizionali e ne raccomanda l’integrazione nell’ambito delle cure primarie. Con la pubblicazione del documento “Safety issues in the preparation of homeopathic medicines”, l’Oms, dunque, riconosce pari dignita’ all’omeopatia rispetto agli altri paradigmi medici, sgomberando il campo da qualsiasi possibile ostilita’ nei confronti della stessa. Il documento Oms e’ infatti incentrato sul tema della sicurezza, quale primo dei requisiti che una medicina deve possedere, ed imprime un forte stimolo all’armonizzazione delle regole di produzione per tutto il mercato internazionale, nel rispetto delle autonomie dei singoli governi nazionali. Si compone di tre parti, in cui vengono affrontate le problematiche relative alle sfide poste dalla specificita’ dei prodotti omeopatici alle usuali metodologie per il controllo di qualita’ dei farmaci. E’ raccomandata l’adesione alle Linee Guida per la Good Manufacturing Practice (GMP), cosi’ come l’attenzione all’identificazione, alla natura e alla qualita’ dei materiali di origine e degli eccipienti.

Inoltre, una particolare raccomandazione e’ rivolta alle autorita’ regolatorie, perche’ mettano in atto tutte quelle normative che servono a garantire un prodotto finale, sicuro, efficace e di alta qualita’. Etichettatura e packaging sono visti come uno strumento fondamentale per consentire al consumatore l’utilizzo dei prodotti in maniera sicura. In questo senso vengono riportati gli esempi di Stati Uniti, Canada, e Australia che hanno elaborato normative che consentono al consumatore di avere un foglietto illustrativo che lo aiuti nell’utilizzo del prodotto omeopatico. Leonello Milani, vice presidente dell’Accademia internazionale di medicina fisiologica di regolazione e vice presidente Aiot, ha commentato cosi’ la notizia: “Questa pubblicazione era molto attesa e ritengo che la serieta’ e il prestigio dell’Oms siano tali da indurre il Governo italiano ad omologarsi alle sue indicazioni”. Positivo e’ stato anche il commento di Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna Spa, azienda italiana che produce e distribuisce farmaci omeopatici: “Il documento dell’Oms e’ perfettamente in linea con le richieste che abbiamo avanzato da tempo - spiega - cioe’ di consentire alla popolazione di rivolgersi alla medicina omeopatica in totale sicurezza e pienamente informata. Da ormai 3 anni attendiamo invano che l’Italia applichi la nuova Direttiva Europea sui farmaci, che stabilisce le regole anche per il settore omeopatico. La legislazione italiana, unica in Europa, non consente l’etichettatura dei medicinali omeopatici, tanto meno permette di aprire nuove linee di prodotto.

Una posizione assurda che mette l’Italia a rischio di una procedura d’infrazione UE”.

(Wel/ Dire)

Cardiologia

Screening per il rischio cardiovascolare in pazienti asintomatici

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo occidentale e una delle principali cause di morte nel mondo.

Il rischio di malattia aterosclerotica cardiovascolare (CVD) per le persone di 50 anni, in media, è stimata essere del 52% per gli uomini e 39% per le donne, con una grande variazione a seconda del peso dei fattori di rischio.

Journal of American College of Cardiology
Cardiologia - martedì 16 marzo 2010

Monitoraggio Pressorio delle ventiquattro ore

 

 

 

Le apparecchiature a disposizione consentono di organizzare con la collaborazione del paziente una registrazione nell’arco delle 24 ore dei valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica. Il paziente viene munito di una piccola borsa contenente l’apparecchiatura in grado di compiere la registrazione tramite il classico bracciale che viene posto appena sopra il gomito. L’apparecchiatura viene settata con un computer alla quale può essere collegata con una porta seriale o con un collegamento a raggi infrarossi. Il setting prevede una misurazione ad intervalli di 15 min nelle ore diurne e 290 in quelle notturne. Una volta collegato al paziente quest’ultimo viene informato sul funzionamento dello strumento. Al paziente viene inoltre consegnato un diario dell’ipertensione arteriosa dove poter annotare le attività condotte queste piccole attenzioni aiuteranno il medico nella valutazione dei tracciati che avverrà il giorno dopo.L’indomani, a registrazione effettuata, sarà possibile, collegando computer e strumento, verificare i dati raccolti nell’arco delle 24 ore e valutare l’entità del disturbo ipertensivo nel paziente.

 

Data pubblicazione 06/02/2007 0.00.00

Diabete gestazionale ed effetti sul neonato

(New England Journal of Medicine )

 

Sappiamo dalla letteratura che il trattamento del diabete gestazionale si associa a risultati migliori in quanto a complicanze perinatali, ma quale sia la relazione tra questa forma di diabete ed eventuali danni neonatali non è ancora del tutto chiara.

Sono state pertanto randomizzate 958 donne con diabete gestazionale non grave ad un trattamento (consigli dietologici, automonitoraggio della glicemia ed uso di insulina se necessario) oppure alla gestione standard di gravidanza. Il diabete gestazionale è stato definito da una glicemia basale inferiore a 95 mg/dl e da un test da carico di glucosio orale patologico. La frequenza dell’outcome composto primario (mortalità perinatale e complicanze neonatali associate all’iperglicemia) è risultata simile in entrambi i gruppi.

Il trattamento del diabete gestazionale si è associato però ad un peso neonatale inferiore (3302 g in media, contro 3408 g), ad una minor frequenza di parti cesarei (27% contro 34%) e ad una ridotta frequenza di preeclampsia o ipertensione (9% contro 14%).

 

Il commento a questo articolo:

Il diabete gestazionale è sempre stato visto come l’anticamera del diabete di tipo 2 ed il suo trattamento è stato impostato quale forma di prevenzione per la madre, senza indagare a fondo le ripercussioni che possiede sul neonato.

Adesso sappiamo che il diabete gestazionale si ripercuote sul neonato soprattutto con complicanze legate al peso del neonato stesso, anche se non sappiamo ancora quali benefici si possano ottenere con il controllo del diabete. Indubbiamente, quando una gravida presenta un test da carico patologico è necessario intraprendere un programma di monitoraggio ed eventuale trattamento delle iperglicemie.

Ricordo che il mini-test da carico (test di O’Sullivan) è normale quando la glicemia misurata un’ora dopo l’assunzione di 45 g di glucosio è inferiore a 140 mg/dl.

Biomarker per predire l’Alzheimer

(JAMA - Journal of the American Medical Association)

 

Dal momento che la demenza di Alzheimer costituisce uno dei problemi maggiori dell’età avanzata, è chiaro che l’identificazione precoce di sintomi o segni in grado di predire l’insorgenza della malattia costituirebbe un grosso passo avanti nel campo della prevenzione.

In quest’ottica sono stati studiati e verificati alcuni dosaggi di laboratorio riferiti a marker proteici nel liquido cerebrospinale: la β-42 amiloide, la total tau (T-tau) e la tau fosforilata (P-tau), in 529 pazienti affetti da Alzheimer e in 304 controlli parificati.

In seguito sono stati seguiti per un periodo variabile da 2 a 11 anni 729 pazienti affetti da lievi deficit cognitivi, al fine di verificare la possibilità di individuare i soggetti destinati allo sviluppo di una demenza vera e propria.

Sebbene i due gruppi si sono differenziati in modo significativo per quanto riguarda i risultati degli esami effettuati, è stato però necessario normalizzare i valori ottenuti, data la loro enorme disparità.

In questo modo si è visto che la miglior capacità predittiva è posseduta dalla presenza di un elevato valore di T-tau assieme ad un basso rapporto β-42/P-tau (sensibilità 83%, specificità 72%, valore predittivo positivo 62%, valore predittivo negativo 88%).

 

Il commento a questo articolo:

E’ ovvio che prevenire è meglio che curare, per cui l’identificazione precoce dei soggetti destinati alla demenza costituirebbe un grosso passo avanti.

Il dosaggio nel liquor dei marker suddetti può effettivamente fornire dei dati attendibili sull’evoluzione di lievi disturbi cognitivi, tanto più che la specificità è inferiore alla sensibilità e questo comporta un numero minore di falsi negativi.

L’associazione di questi marker con lo studio del genotipo dell’apolipoproteina E può ulteriormente migliorare l’accuratezza prognostica, anche se il grosso ostacolo a queste metodiche è rappresentato dal loro costo, dalla difficoltà del prelievo del liquido spinale e dalla necessità di laboratori specializzati, quando i test clinici sono di poco costo e probabilmente altrettanto affidabili.

Colon Cancer Quiz

RSS icon HOUSTON — (March 4, 2010) — How much do you know about colon cancer? Your life could depend on separating factual information from myth. Test your knowledge and then test your family and friends.

Quiz prepared by Dr. Waqar Qureshi
Professor of Medicine, Baylor College of Medicine
Chief of Endoscopy, Baylor Clinic

Colorectal cancer is the third most common cancer and third leading cause of death among men and women.

True: If undetected, colorectal cancer can penetrate the colon walls and spread to nearby lymph nodes, blood vessels or organs. Without early detection and treatment, the prognosis can be deadly.

Colorectal cancer is almost 100% preventable.

True: Understanding your risk factors and being screened regularly allows doctors to prevent colon cancer or catch the disease early enough to stop it from spreading.

If detected early enough, colon cancer can be cured.

True: Colon cancer almost always begins as a benign polyp which can become cancerous over several years. If detected early through routine screenings, those polyps can be removed during colonoscopy before they become cancer.

More than 100, 000 thousand Americans are diagnosed with colon cancer each year.

True: In fact the number is actually more than 150,000 thousand people diagnosed each year. The reason is that people are not getting screened frequently or early enough.

The majority of people diagnosed with colon cancer are diagnosed during their first screening.

True: This means that most people are not getting screened early enough. It is important to talk with your doctor about risk factors to know when to begin and how often to have screenings.

Screening with colonoscopy has been proven to be the most successful at preventing colon cancer.

True: Colonoscopy is the most comprehensive and preferred screening method for colorectal cancer. During a colonoscopy, a flexible, slender tube is inserted through the rectum allowing the doctor to view the entire colon. During the process, precancerous and cancerous polyps can be found and immediately removed. It is a safe and painless procedure.

Colon cancer does not have any symptoms until it has progressed.

True: Typically, symptoms do not become present until the cancer is more advanced. That’s why it is so important to have regular screenings, which is about every 10 years for average risk individuals; before you start having symptoms.

Although symptoms vary greatly from patient to patient, the following may be warning signs that something is up:

  • Change in bowel habits
  • Dark stools
  • Rectal bleeding
  • Cramping/abdominal pain
  • Persistent weakness and fatigue
  • Unexplained weight loss

Knowing your risk factors can help stop colon cancer from forming.

True: Although colorectal cancer has no known cause, certain risk factors are associated with it such as:

  • History of Crohn’s or Ulcerative Colitis
  • Genetic conditions with polyps
  • History of polyps or cancer especially in first degree relatives
  • Ethnic background
  • Obesity
  • Diets high in saturated fats and red meat

If a relative has colon cancer you are more likely to be diagnosed as well.

True: If you have a first degree relative (parent, sibling or child) who has had colorectal cancer, your risk for developing the disease is two times greater than someone who doesn’t. And, the risk is even higher if you have more relatives who have had the disease.

The majority of people diagnosed are over the age of 50.

True: Over 90% of people diagnosed with colorectal cancer are over the age of 50. Younger adults are certainly not immune from the disease, but the incidence increases sharply at age 50. When you get to 50 years of age see your doctor for colon cancer screening. It’s a painless 20 minute procedure that could save your life!

If you have concerns or questions about colon cancer, make an appointment with your physician. To see a Baylor College of Medicine physician, call  713-798-2500  713-798-2500 .

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