Inserito da Avitto il 1 Dicembre 2014 in News

Accentramento analitico: laboratori in rivolta

di Antonio Ribezzo (Segretario Nazionale Chimici-Clinici Analisti-SIChiLP e Consigliere Nazionale dei Chimici)

laboratori in rivolta

In alcune regioni, tra cui il Lazio, sono state notificate agli interessati via pec informative sull’accentramento dei laboratori di analisi chimico-cliniche. Tali laboratori saranno ridotti a semplici punti prelievo se non raggiungono le 200 mila analisi/anno. Ciò è oltre che assurdo anche inopportuno e contrario alla concorrenza e diritto dei professionisti chimici, biologi e medici. Valga per tutti l’esempio della Regione Lazio dove su circa 400 laboratori solo 3 (tutti a Roma) raggiungono tale soglia mentre non v’è né nessuno nelle rimanenti provincie. La situazione è insostenibile anche perché porterà alla eliminazione dal territorio del rapporto diretto medico/paziente, oltre che a rendere ancora di più l’Italia priva di quelle analisi essenziali ed immediate effettuate per il bene del’utente. Ma viepiù. Non ci sarebbe alcun risparmio per la regione, posto che il budget di coloro che non raggiungano tale soglia, andrebbe assegnato ad altri. E poiché le prestazioni sono pagate a tariffa, o un laboratorio segue 200000 analisi o 10 laboratori ne eseguono 20000 a testa, il costo finale è lo stesso. Ci sarebbe invece un enorme aumento della disoccupazione ove si rendesse operativa quanto proposto dalla Regione Lazio. V’è poi da considerare il grave attacco ai professionisti coinvolti (chimici,medici biologi,tecnici) che effettuano un’attività altamente specialistica ed apprezzata dai pazienti per rapidità e qualità nell’esecuzione: come si darebbero i risultati in mattinata se diventiamo centri prelievi e dobbiamo aspettare che ci arrivino i risultati da Roma ecc. ? Non solo, si creerebbe un enorme conflitto anche alla luce delle spese di centinaia di migliaia di euro richiesti ai laboratori per adeguarsi ed essere definitivamente accreditati. La tal cosa è avvenuta appena un anno e mezzo fa. Infatti, ove si rendesse operativo l’accentramento analitico, la Regione si renderebbe responsabile dei danni che deriveranno ai laboratori di analisi che in ossequio alle leggi regionali vigenti hanno svolto la maggior parte delle analisi nei loro laboratori e che ora si vedono privati del diritto all’esercizio d’impresa, del diritto al lavoro personale e dei propri dipendenti e collaboratori. Questo progetto ha provocato il crollo del valore dei laboratori, e lo “shopping” sul mercato a prezzi di saldo da parte di grossi gruppi stranieri tedeschi, austriaci e francesi, dando vita a posizioni di oligopolio che finiranno poi per risolversi in un boomerang per le stesse amministrazioni regionali. Tutto ciò avviene senza alcuna valida ragione: non vi sono risparmi economici, né aumento della qualità delle prestazioni. Si genera solo disoccupazione soprattutto intellettuale di figure professionali abilitate da decenni ad effettuare la diagnostica analitica (con laurea e specializzazione) quali chimici, medici, biologi, tecnici di laboratorio, periti chimici ecc. In sintesi, si tratta di circa 2.000 nuovi disoccupati nel solo Lazio ma anche nell’indotto (il problema interessa tante altre Regioni con un coinvolgimento di almeno 70 mila persone) . Oltre alla soppressione del diritto al lavoro riservato a queste figure si avrebbe una diretta e conseguente ripercussione anche sull’occupazione nelle scuole o nelle università abilitate al rilascio di tali diplomi o lauree professionali. L’attuale Presidente della Regione Lazio purtroppo pare irremovibile nel suo intento, avendo di recente affermato in una Conferenza con le PMI che non si sposterà neanche di un millimetro. La logica sembra però essere quella seguita dalle banche ed altri gruppi economici . C’è pero una grande differenza: ben venga l’associazionismo ed il miglioramento della qualità ma ciò deve essere su base volontaria. Non si è mai visto che si venga obbligati ad avere 10 volte di più di clienti pena la soppressione del proprio lavoro. E poi, relegare i laboratori ad effettuare soli i prelievi per far eseguire le analisi ad altri non significa fare il bene del paziente. Significa sottrarre al professionista del laboratorio la sua attività propria, caricarlo di responsabilità di refertare ciò che altri fanno con tutti i rischi di errori , di ritardo nelle risposte e danno per il paziente. Il “non risparmio” derivante dalla chiusura dei laboratori di analisi al di sotto delle 200.000 prestazioni non farà altro che aumentare le liste di attesa nel pubblico sulle quali verrebbero “convertiti” i budget sottratti ai privati accreditati e quindi con una sola apparente diminuzione di spesa e maggiori usciteI soliti giochi di prestigio nei bilanci regionali. È ora di invertire la rotta di pensiero nei confronti della PMI. Piccola e media impresa vuol dire risparmio, qualità, occupazione e sostegno al PIL. Non si possono avere tutele nel lavoro in imprese precarie e sempre sull’orlo della chiusura per iniqui e biechi provvedimenti da parte della politica del momento. Al di là dei ricorsi al Tar e ad altra magistratura, al Presidente Renzi abbiamo fatto presente che il suo “job act” è il benvenuto se provvede ad aumentare occupazione ma dando prima sostegno a chi deve dare l’occupazione stessa, a chi già la dà e che viene invece eliminato dal mercato delle imprese con un provvedimento iniquo e privo di logica. Auspichiamo che il Presidente Renzi intervenga affinché ci sia un ripensamento del provvedimento poiché non possiamo permetter che professionisti, collaboratori (trattandosi di un settore specializzato non riconvertibile) restino disoccupati e che i cittadini perdano la loro struttura di riferimento sul territorio.

Data: Lunedi 01 Dicembre 2014


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